Il “Lamento di Portnoy” di Roth scoperto per sbaglio

Gaetano Cappelli ha all’attivo una quindicina di romanzi, quasi tutti editi da Marsilio. È uno dei rari autori italiani in grado di spaziare dal basso all’alto, in grado insomma di disciplinare la...

Gaetano Cappelli ha all’attivo una quindicina di romanzi, quasi tutti editi da Marsilio. È uno dei rari autori italiani in grado di spaziare dal basso all’alto, in grado insomma di disciplinare la lingua a una sua personalissima ricerca, senza perdere in leggerezza. I suoi romanzi sono un prisma in grado di far deflagrare i più consueti luoghi comuni grazie a personaggi coloratissimi, ma non solo. Rovesciare l’alto in basso (e viceversa) è anche merito di un pensiero libero, critico ed erudito. Non a caso Cappelli molto si è occupato di Romanticismo tedesco e dalla formazione filosofica tra il gusto dell’osservazione. Come nell’ultimo “Quanto sei cool” (Sonzogno) dove ad uno a uno vengono crocefisse le tendenze contemporanee e insieme a loro uomini e donne, beninteso, sempre con leggerezza ma appunto, la filosofia insegna che il profondo sta nel superficiale.

Dotato di una scrittura ironica e destrutturante, Cappelli consiglia uno dei più grandi narratori americani: «Era l’estate del 79. Me lo ricordo perché m’ero appena laureato in filosofia (pensa te!) e me ne stavo in vacanza, a Ischia. Ecche c’è di meglio d’ un romanzo all’ombra svolazzante d’un ombrellone? Certo, finallora avevo preferito tomi pensosi; spesso penosi. Non a caso, in libreria, feci il nome di Joseph Roth – quel triste alcolista mitteleuropeo. Il libraio, certo per errore, mi allungò “Il lamento di Portnoy”: be’, lo presi subito vagheggiando di chissà che commozione essendo il suddetto Roth assai lamentoso di suo. Me ne andai quindi in riva al mare ed è qui che avvenne il miracolo: per la prima volta, leggendo, iniziai a sorridere. A ridere, proprio. A sganasciarmi addirittura! Il “lamento” era infatti la lunga irresistibile canagliesca confessione di un masturbatore compulsivo al suo psicoanalista. L’autore era sì Roth, ma Philip Roth, e io avevo scoperto come si può far letteratura partendo da materiali bassi… eppiù bassi di così!».



Riproduzione riservata © Il Piccolo