Il “Nuevo orden” a Città del Messico La rivoluzione distopica di Franco

Fantascienza
Il messicano Michel Franco, regista segnalatosi in varie vetrine festivaliere e premiato a Venezia con questo film, configura sullo schermo l’immaginario (però possibile) scenario di una Città del Messico dove una scatenata folla di disperati semina il terrore, facendo strage dei ricchi e saccheggiando le loro lussuose roccaforti.
Apologo distopico di rara ferocia ma anche di notevole dinamismo narrativo, comincia tra le mura di una ricca dimora dove si sta per celebrare il matrimonio di Marian, giovane alto borghese. Poco prima della cerimonia, però, si presenta un ex domestico chiedendo un aiuto economico per la moglie in ospedale. Nessuno è disposto ad aiutarlo, tranne Marian. In questo prologo sospeso che ricorda Buñuel, il film mostra con efficacia tutta la tragica e storica disparità e incomunicabilità fra le classi, in America latina ma non solo. Poi, il regista lascia campo libero alla violenza come in un film di zombi, con la casa attaccata da uomini e donne in rivolta, in un’ora e mezza senza tregua.
“Nuevo orden” vuole esortare a intervenire quanto prima sulle diseguaglianze sociali, per scongiurare il futuro mostrato nel film. Se le voci di dissenso verranno fatte tacere, il disastro sarà inarrestabile. Anche se questo messaggio è universale, si allude di fatto al Messico, uno dei Paesi con maggior disparità sociale al mondo. Ma intanto la morale della storia è amara. Altro che “Nuevo orden”: come spesso accade, il caos si dimostra la carta vincente del potere corrotto e della repressione. —
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