Il povero supereroe smascherato da solo contro tutti i cattivi

Gianmatteo Pellizzari



Ci stavamo sinceramente preoccupando: erano quasi dieci minuti che la Marvel non dava notizie! Tutto ok? Siamo sicuri? Fortuna che poi è arrivato “Spider-Man: No Way Home” a spazzare via le nostre legittime apprensioni… Milionesimo titolo Marvel, appunto, degli ultimi anni, e terzo Uomo Ragno che vede brillare la coppia d’oro Tom Holland-Zendaya sotto la guida di Jon Watts, il film comincia dove si era stoppato il capitolo precedente (“Far From Home”). Cioè con l’arrampicamuri del Queens tramortito dai guai: non solo quel cattivone di Mysterio ha svelato urbi et orbi la sua identità segreta, ma J.J.J. lo ha pure fatto passare per un terrorista agli occhi del mondo. Come venirne fuori?

Se gli agenti di “Men in Black” resettavano la memoria dell’interlocutore usando un pratico sparaflash tascabile, Peter Parker ha bisogno di una soluzione un po’ più drastica: o rinuncia alla carriera di supereroe, ormai distrutta, o scatena una bella amnesia planetaria. E qui entra in gioco l’onnipotente Doctor Strange, segni particolari Stregone Supremo, che soddisfa la preghiera del piccolo Avenger confezionando un grande incantesimo. Peccato che maneggiare lo spaziotempo comporti sempre qualche rischio, tipo scardinare le porte del multiverso, e i guai di Spider-Man peggiorano: invece di un singolo nemico, stavolta ne deve affrontare un drappello (da Lizard a Goblin, da Electro a Sandman, passando ovviamente per Octopus)!

Divertente e sovrabbondante, a tratti retorico e a tratti romantico, “No Way Home” si dilunga oltre il necessario e spreca molto potenziale narrativo, però si lascia guardare. Merito delle splendide coreografie action, merito del notevole twist collocato a tre quarti della storia e, inutile dirlo, merito di Zendaya: stella assoluta che ruba la scena a chiunque. Spider-Man incluso. —





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