Il treno di ricordi di Nico Naldini

Ritorna il libro dello scrittore con Ronzani
Di Edoardo Marchi
ANTEPRIMA Udine 18-06-08 presentazione libro su pasolini
ANTEPRIMA Udine 18-06-08 presentazione libro su pasolini

di EDOARDO MARCHI

Una piccola casa editrice di Vicenza. Un catalogo che si sta arricchendo piano piano di tanti piccoli gioielli letterari e editoriali. Un coordinatore come Francesco Maino che, a sua volta, si è fatto notare e apprezzare come autore del romanzo “Cartongesso”, pubblicato da Einaudi. Ritratto implacabile del Veneto scritto con un’intelligente e ardita ricerca linguistica.

Tutto questo è la vicentina Ronzani Editore, giovane start up culturale, che compie un anno e ha già il suo posto fra le tante case editrici italiane che saranno a Firenze Libro Aperto, la prima edizione dell’esposizione nazionale del libro. Verrà inaugurata nel capoluogo toscano domani e proseguirà fino a domenica.

In questi tre giorni dedicati all'editoria, Ronzani Editore porterà in vetrina un libro appena finito di stampare e un'affascinante macchina da stampa, segno di una volontà di stampare libri con grande attenzione per la qualità. Domenica, Francesco Maino e Franco Zabagli presenteranno infatti la nuova edizione de “Il treno del buon appetito” di Nico Naldini, un libro ormai da tempo introvabile, illustrato con cinque disegni di Pier Paolo Pasolini. Tutti e tre i giorni della mostra un torchio mobile per la stampa manuale (una platìna) sarà in funzione sotto gli occhi dei visitatori, che potranno fare dal vivo esperienza di tipografia stampando al momento il proprio segnalibro.

L’esordio di Ronzani Editore è legato a “Ratatuja”, opera seconda di Francesco Maino, uscita a febbraio 2016, per arrivare a fine anno al successo di “Monodose, un grammo di poesia”, versi stampati a mano seguendo la grande tradizione tipografica e raccolti in piccole preziose scatole di cartoncino colorato che hanno fatto il giro del mondo. In mezzo, mesi di lavoro e di progetti, con le uscite dei “Sillabari Veneti” di Goffredo Parise e de “L’Avvocato e il Segretario del Sansovino” di Piero Calamandrei, che a loro volta hanno generato reading, incontri, contaminazioni con musica, arti visive, performance.

Domenica, alle 16, Francesco Maino, direttore della collana VentoVeneto, e il direttore editoriale Franco Zabagli, che vive a Firenze e lavora al Gabinetto Vieusseux, dialogheranno su “Paesaggio e poeti sulle strade della narrazione”, e presenteranno “Il treno del buon appetito” di Nico Naldini, nella la Sala Verde del Padiglione Spadolini della Fortezza da Basso.

«Un libro di memorie, quello di Naldini, in cui ritroviamo descritto da un punto di vista privilegiato il Friuli di Pasolini, il Veneto di Comisso e di Parise, e altri personaggi e luoghi di un'Italia perduta - spiega Zabagli -. Cugino di Pier Paolo Pasolini, Naldini ha condiviso con lui gran parte della vita, ed è a sua volta un poeta dalla squisita sensibilità, nonché un testimone eccezionale della vita culturale del ’900. In copertina e tra le pagine del libro, alcuni disegni eseguiti da Pasolini durante la sua gioventù in Friuli».

Scrive Naldini: «Nelle sere d'estate, dopo cena, le mie sorelle mi portavano a un passaggio a livello poco fuori del paese dove erano attese dalle loro amiche per giocare, mentre io mi perdevo nella contemplazione del passaggio dei treni. Era un'emozione immensa vedere il mondo luminoso dei viaggiatori apparire e sparire, finché la grande magia scoccava puntualmente alle otto e mezza, con l'arrivo del direttissimo Vienna-Roma. Date le dimensioni ridotte dello scalo casarsese, alcuni vagoni, tra cui il wagon-restaurant blu con lo stemma e le scritte d'oro, si fermavano proprio davanti al passaggio a livello. Lo spettacolo mi toglieva il fiato, con la visione dei signori a tavola tra stuoli di camerieri, specchi e suppellettili scintillanti, in un mondo che aveva la transitorietà dei sogni. E infatti dopo qualche minuto non c'era più e noi restavamo accecati dal suo ultimo bagliore».

E ancora: «Durante il minuto di sosta, per congiungermi a quel paradiso, avevo imparato a gridare con quanta forza avevo: "Buon appetito! Buon appetito!" Una sera la porta del vagone si spalancò e ne discese un cuoco tutto vestito di bianco, con il cappellone, che saltando tra i binari arrivò fino a me e mi depositò tra le mani un pacco fatto in fretta che conteneva un tesoro di dolciumi mai visti prima».

«Mi disse: "Ciao Mimmo", e con un balzo fu di nuovo dentro il vagone che sparì lentamente nel tempo incommensurabile delle visioni, costringendomi per il resto della vita ad aspettare che il treno del buon appetito si fermasse ancora una volta davanti a me».

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