In fondo al vortice di bugie e violenza, per poi risalire

Rob Keller è nato nel 1956 sul Lago di Como, dove ha vissuto per quarant'anni, da padre tedesco e madre italiana. Seguendo le orme di nonno e padre, ha lavorato a lungo come mastro orologiaio. Attualmente vive a Saguenay, in Quebec. Ha pubblicato il romanzo “Il gioco del silenzio” (DeA Planeta). La storia è quella di Cristina, una ex criminologa che ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno del figlio, ma questa è solo la versione ufficiale. La verità è che l’ultimo caso della sua carriera l’ha distrutta psicologicamente e costretta a fare retromarcia sulle proprie convinzioni. Quando suo padre Alessandro, mastro orologiaio, la avverte che lo zio Francesco è morto, apparentemente suicida, lei è costretta a tornare sul lago di Como. Cristina lotta con tutte le forze per non cedere alla tentazione di infilare il naso nei segreti della temibile famiglia Radlach, proprietaria della Villa degli Orologi, che ha dato lavoro a suo zio, al nonno e al padre. Ma quando suo figlio trova nascosto un orologio da taschino con una misteriosa dedica, la donna non riuscirà più a ignorare il proprio fiuto investigativo. Il suo consiglio: «Ci sono libri che costringono a essere riletti, ogni tanto. Ti attraggono e possiedono qualcosa di te. Uno di questi per me è “Il principe delle maree” di Pat Conroy (Bompiani), un romanzo da cui è stato tratto anche il film per la regia di Barbra Streisand. Il protagonista, Tom, dopo l’ennesimo tentativo di suicidio della sorella Savannah, corre in suo aiuto. È convinto di essere immune dai segreti di famiglia e da ciò che lo ha segnato per tutta l’infanzia. Invece l’acqua, il mio elemento vitale, fa tornare a galla tutto quanto, in un vortice dove bugie e violenza si susseguono. Ma in questo caos di negazioni e mezze verità, sarà l’amore a cambiare il corso delle cose. Tom conoscerà una psichiatra, che lo condurrà in un altro vortice: quello della passione. Un romanzo che trascina in fondo, come le maree, per poi riportarci sulla spiaggia e farci scoprire che c’è sempre un rovescio della medaglia, una speranza a cui aggrapparsi per poter rinascere». —



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