In “Pieces of a woman” il dolore di un travaglio senza lieto fine

05/09/2020 Venezia, 77 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, red carpet del film Pieces of a woman, nella foto Vanessa Kirby
05/09/2020 Venezia, 77 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica, red carpet del film Pieces of a woman, nella foto Vanessa Kirby

VENEZIA

Un inizio potentissimo, con un piano sequenza di mezz’ora che lascia senza fiato in gola. Sono le fasi conclusive di un travaglio senza lieto fine. Martha e Sean (Vanessa Kirby e Shia LaBeouf) sono in attesa del primo figlio, una bambina che non sopravviverà al parto se non per pochi minuti. È l’inizio di un calvario per la coppia, costretta ad affrontare un dolore così insopportabile che non potrà che allontanarli. Ma anche per l’ostetrica che assiste il parto in casa, accusata di negligenza su spinta della madre di Martha, altoborghese figlia di una sopravvissuta all’Olocausto, abituata a controllare le vite degli altri anche per mezzo del denaro. Un risarcimento economico però non può riportare in vita la bambina e Veronica dovrà compiere un viaggio interiore lungo un anno per riuscire a elaborare il lutto ritrovando se stessa.

Il regista ungherese Kornél Mundruczó si presenta alla conferenza stampa di “Pieces of a Woman”, prodotto da Martin Scorsese e in corsa per il Leone d’Oro alla 77.a Mostra del Cinema, indossando una t-shirt nera con l’hashtag #FreeSzFE, un gesto di solidarietà in favore dell’occupazione dell’Università di Budapest dove si protesta per la libertà dell’arte contro il governo di Orban.

Al suo fianco la statuaria Vanessa Kirby, protagonista del film, «una donna forte che non cede al desiderio di vendetta», afferma il regista. Il piano sequenza di apertura corrisponde a trenta pagine di sceneggiatura (firmata dalla moglie del regista, Kata Wéber) ed è stata realizzata senza troppe prove: «Cercavo spontaneità, volevo che chiunque potesse identificarsi in Martha e provarne le emozioni attraverso la condivisione della sua esperienza».«Un’esperienza animale – aggiunge Kirby – anche se non sono madre ho cercato di comprenderla parlando con chi ha vissuto quel dolore. Una donna che aveva perso la figlia appena nata immaginava di essere sulla cima dell'Everest, urlava forte ma il vento portava via le sue parole e tutti gli altri, giù in basso, andavano avanti con la loro vita. Ecco come dev’essersi sentita Martha. Lei è una che tiene tutto dentro e dovevo rappresentare questa solitudine». «Di fronte al male e al dolore - conclude Mundruczó - l’uomo deve capire che non può sempre controllare tutto. È ciò che sta accadendo in questi mesi segnati dal Covid». —



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