Jess Kidd e l’anziano accumulatore per scoprire i segreti si appella ai santi

Corrado Premuda

È comprensibile e motivato l'entusiasmo che la scrittrice Jess Kidd sta riscuotendo in Gran Bretagna. Della quarantasettenne autrice irlandese viene sottolineata una creatività che bilancia con sapienza, lucidità e intuizione, e grandi lodi da parte di critici e colleghi ricevono la sua proprietà di linguaggio e la capacità di allestire trame e atmosfere. In Italia Jess Kidd si era fatta conoscere qualche anno fa con “Lascia dire alle ombre”, avvincente avventura di un ragazzo che si mette alla ricerca della verità su sua madre in un'Irlanda fatta di magia e mistero insieme a una bizzarra compagnia investigativa; una storia che impone una lettura frenetica attraverso la voce di un narratore schietto, a volte politicamente scorretto, che si schiera, si arrabbia e non si fa problemi di sorta, rendendo il quadro della scena realistico e vivo.

Adesso esce “La follia dei Flood” (Bompiani, pp. 368, euro 19), un romanzo che per certi versi rilegge il genere gotico e le ghost stories ma lo fa con una serie di invenzioni e con un talento unico nel raccontare, ricreati magnificamente nella traduzione di Sergio Claudio Perroni. Protagonista è Maud, giovane irlandese che vive nella periferia di Londra e lavora in una grande casa del West End che un tempo era stata una dimora elegante. La ragazza si prende cura dell'anziano e dispotico signor Flood che si lava poco e vive circondato dal ciarpame che accumula in maniera compulsiva: riviste, scatole, oggetti inutili. Unici compagni del vecchio una tribù di gatti che portano nomi di scrittori e una volpe, Larkin, che dal giardino non disdegna di tanto in tanto di lasciarsi viziare con qualche bocconcino.

Maud cucina e cerca di rassettare, disegna “cuori di candeggina sul forno lercio” e osserva incuriosita gli oggetti che scompaiono e riappaiono altrove, l'orologio appoggiato al davanzale finisce appeso a un gancio, la teiera lasciata sul tavolo troneggia nella dispensa. Un giorno la ragazza trova una fotografia che ritrae il figlio del signor Flood, da piccolo, accanto a una bambina. Né il vecchio né il figlio vogliono raccontarle di chi si tratta e così Maud comincia a investigare. Complice di ragionamenti e deduzioni è Renata, la signora che le affitta l'appartamento, appassionata di romanzi gialli, ma consigli più o meno richiesti le arrivano anche da uno stuolo di santi ficcanaso e inopportuni che solo lei può vedere.

Ci sono Santa Rita da Cascia che parla poco ma trasuda empatia, Padre Pio che adora il tabacco da fiuto, San Valentino vestito di seconda mano e con un'aureola tipo sombrero della forma di una vassoio da tè, e soprattutto Santa Dinfna, di origine irlandese, con la faccia da martire che lancia alla ragazza occhiatacce eloquenti. Ma nella vicenda entra anche Sam, l'ultimo assistente sociale minacciato dall'anziano accumulatore compulsivo e perciò reduce da una crisi. L'uomo, però, è tutto fuorché fragile e indifeso: spalle da giocatore di rugby, movimenti del corpo di una scioltezza animale e occhi scintillanti, scuote qualcosa nella protagonista che non nutre grande considerazione di se stessa: “Sono bassa, con un petto quasi inesistente e un posteriore senza infamia e senza lode, ma per gli amanti delle gambe sono una bella preda perché ne ho due”.

Maud comincia a sbirciare nella grande casa avventurandosi al secondo piano dove il signor Flood le ha perentoriamente ordinato di non mettere piede: ci sono una stanza che non va mai aperta e una relativa chiave che scotta, simile a quella della fiaba di Barbablù. Si addentra superando la muraglia di National Geographic in un mondo di bambole e animali impagliati ma il vecchio la scopre: “Se ti becco di nuovo, sparisci”. Nel frattempo, con la sua abilità narrativa, Jess Kidd inserisce nella trama un segreto terribile che la protagonista si porta dentro fin dall'infanzia e che riguarda la sorella. E le ombre si infittiscono catturando il lettore.

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