Joan Didion e il diario di bordo sull’elaborazione del lutto

«È il Natale del 2003. Joan Didion e suo marito John Gregory Dunne, sono in apprensione per Quintana, la loro unica figlia adottiva, prima ricoverata per quella che sembrava una banale influenza poi degenerata in una polmonite. Stanno cenando, il cammino crepita, l’aria è calda, quando John cade riverso a terra: un infarto lo porta via per sempre. “L’anno del pensiero magico” (Il Saggiatore) racconta ciò che accade dopo quella sera. La vita della Didion cambia per sempre, la perdita di suo marito con cui ha vissuto per quarant’anni in un rapporto fusionale, fatto di quotidianità, scrittura e genitorialità - non sarà più la stessa. Come un diario di bordo, questo libro rappresenta uno dei testi più interessanti sull’elaborazione del lutto del secondo ‘900. Senza alcun pietismo e con una scrittura nitida ed esemplare, Didion costruisce una narrazione universale sul senso della perdita, la funzione del ricordo, la solitudine, la complessità del pensiero dell’essere umano di fronte al passaggio esiziale della morte. La ricerca disperata di un tempo nuovo. “Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento”».
L’anno del pensiero magico” è il consiglio di lettura di Federica de Paolis, autrice de “Le imperfette”, romanzo vincitore del Premio DeA Planeta 2020, pubblicato dalla stessa casa editrice, opzionato dalla compagnia Leone Cinematografica e già tradotto in inglese, francese e spagnolo. Nata a Roma nel 1971, De Paolis è dialoghista cinematografica e autrice televisiva. Ha scritto numerosi altri libri, vincitori di premi e tradotti in diverse lingue per Fazi, Bompiani e Mondadori. L’ultimo, “Le imperfette”, è una storia familiare che ruota intorno al tema delle apparenze. La protagonista, Anna, ha due bambini meravigliosi, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico, appena diventato primario della clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier. Un romanzo in grado di indagare quel groviglio interiore di emozioni che ci portiamo dentro. —
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