Kervisher, Sedmach e Tolotti alla ricerca della profondità

Manuela Sedmach, Paolo Cervi Kervischer, Luigi Tolotti sono i protagonisti della mostra “In deep – la profondità dello sguardo” che si inaugura domani alle 18, al Magazzino 26 in Porto Vecchio di Trieste, per la cura di Valerio Dehò.
Gli ampi spazi espositivi permettono a ciascun artista di sviluppare ed esplicitare una propria idea di pittura e un proprio discorso artistico, sul filo comune della ricerca di una profondità che parte dal proprio lavoro per poi estendersi dallo sguardo al pensiero, provando a comprendere il proprio io e il mistero di questo mondo. Nel caso di Paolo Cervi Kervischer il ciclo delle quindici grandi tele selezionate parla di un’indagine nel profondo a livello psicanalitico, rivolta al momento della nascita. Sono opere che risalgono agli anni Ottanta, a quando l’artista esponeva di frequente in Austria, tra Graz e Klagenfurt, e viaggiava molto. In particolare un viaggio nell’isola di Creta lo aveva riportato agli elementi e alle forze primordiali della natura, alla ricerca di un’entità superiore che nelle sue opere diventa un “Dio precario”, nell’immagine di un triangolo inclinato. Opere tutte caratterizzate da tonalità calde, rosso-arancio, e da quella “urgenza emotiva del dipingere” di cui parlava Emilio Vedova, maestro di Cervi Kervischer all’Accademia di Venezia. Luigi Tolotti propone una serie di totem che nelle loro cornici lignee possono anche ricordare antichi polittici, ad inquadrare più immagini sovrapposte, illuminate da luci led in sequenza casuale. Sono immagini-icone, tratte dalla storia dell’arte italiana con i capolavori di Giotto, Piero della Francesca, Botticelli, Raffaello e Michelangelo che si alternano a quelli della pittura americana del ‘900, a immagini di film e pubblicità, a testimonianza di un “tempo collassato”, come dice il curatore Valerio Dehò, “dove il presente è un presente dinamico che vive di memoria e trasformazione insieme”. Altrove, foto di famiglia sono accostate a riproduzioni di pagine di giornali dai titoli provocatori, unendo memorie individuali e collettive. Manuela Sedmach espone una serie di opere realizzate negli ultimi quindici anni, sempre caratterizzate da un’estrema raffinatezza della tecnica pittorica e da una grande capacità di rarefazione della visione, delle emozioni, delle suggestioni, volta all’amplificazione anziché alla dispersione.
Il colore, scelto tra le gamme del bianco, del nero e della terra di Siena, viene steso per velature successive, attraverso più strati sovrapposti a evocare boschi, cieli, mari; paesaggi astratti capaci di assorbire l’occhio di chi guarda e immergerlo in dimensioni interiori e ulteriori. “Negli anni Ottanta la pittura si realizzava dalla tela in qua -osserva la stessa Manuela Sedmach-, ora parte dalla tela e va in profondità”.
La mostra, realizzata dall’Associazione Alabarè APS con l’Assessorato alla cultura del Comune di Trieste su proposta di Zerial Art Project, rimarrà aperta fino al 12 settembre (da giovedì a domenica, dalle 17 alle 20). —
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