Kosovo e crimini di guerra, l’ardua strada della giustizia internazionale

Dalla tesi di laurea di Benedetta Arrighini nasce uno studio sulle “Specialist Chambers” tribunali chiamati a giudicare  i reati di una guerra sconosciuta
Pierluigi Sabatti

“Kosovo tra guerra e crimini” (Giammarò Edizioni, 2021, 275 pagine, 21 euro) nasce dalla documentatissima tesi di laurea di Benedetta Arrighini.

Un lavoro in cui l’autrice sposa le sue due passioni: la giurisprudenza e la geopolitica, che l’ha portata a interessarsi dei Balcani, così vicini eppure così poco conosciuti nel nostro Paese.

Arrighini si è scelta l’area, forse, più calda della penisola balcanica, quel Kosovo “stato-non stato”, riconosciuto da 22 stati su 27 dell'Unione europea (ad eccezione di Spagna, Cipro, Romania, Slovacchia e Grecia) e da 98 Paesi Onu su 193. Un territorio da secoli rivendicato da albanesi e serbi che, dalla dissoluzione della Jugoslavia, hanno ricominciato a combattersi. Una guerra che non è ancora finita, ma che ha generato i bombardamenti della Nato su Belgrado nel marzo del 1999 per fermare Slobodan Milošević, e successivamente, in questi ultimi trent’anni, migliaia di casi di crimini di guerra e contro l’umanità, da entrambe le parti, che hanno richiesto l’intervento internazionale sotto il profilo giuridico. Ma la Corte internazionale dell’Aja, che sarebbe stata competente, poco ha potuto fare. Non va dimenticato che questa Corte ha giudicato i grandi criminali della ex Jugoslavia come Milošević, Karadžić, Mladić e che è stata realizzata grazie all’inventiva e alla determinazione di un grande giurista italiano, Antonio Cassese.

La Corte aprì la strada creando una giurisprudenza che permise di costituire le “Kosovo Specialist Chambers” quando, nel 2011, furono denunciate le sparizioni, il traffico internazionale di organi, il traffico di armi, le esecuzioni sommarie perpetrati dai comandanti dell’Uçk (l’esercito di liberazione del Kosovo). Le “Kosovo Specialist Chambers” sono tribunali composti da giudici internazionali e legittimati dal Parlamento di Pristina con il mandato di giudicare i reati internazionali commessi in una delle guerre meno conosciute della storia europea, sottolinea Arrighini. E ciò rende oltremodo difficile la loro operatività.

Avvertenza per i lettori: questo testo non è semplice perché spiegare i meccanismi giuridici che hanno portato a queste Corti è complesso e Arrighini lo fa con lodevole precisione. Inoltre, come rivela la stessa autrice, lei non si eleva a “organo giudicante che punta il dito contro una o un’altra fazione responsabile dei crimini in Kosovo” ma analizza la situazione (elencando i reati commessi) perché il nuovo Stato migliori e perché “non si può affrontare il presente se non si affronta il passato”. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo