La chitarra sognante di Steve Rothery chiude a Trieste il Summer Rock Festival

Domani al Castello di San Giusto lo storico musicista dei Marillion sul palco con la figlia Jennifer 

il concerto



In principio era il Progressive Rock marchiato dai Genesis e dal profeta Peter Gabriel, poi venne il Neo Prog e i Marillion ne furono il gruppo culto. Gioca prevalentemente su questo retaggio l’appuntamento di domani al Castello di San Giusto, teatro del quarto e ultimo scalo della 16° edizione del Trieste Summer Rock Festival (alle 21, ingresso libero) la manifestazione a cura dell’Associazione Musica Libera e racchiusa nel cartellone di Trieste Estate, la rassegna promossa dal Comune di Trieste. La serata è forse la più attesa, si preannuncia come un confetto per i cultori del Prog d’autore e porta alla ribalta Steve Rothery, si, lo storico chitarrista dei Marillion, qui accompagnato anche dalla figlia, la cantante Jennifer, e da Riccardo Romano, il polistrumentista in forza dalla fine degli anni’90 alla band RaneStrane. Classe 1959, originario di Brampton, Steve Rothery rappresenta uno spicchio storico non solo dei Marillion – di cui è uno dei fondatori e cardine sin dal battesimo ufficiale con l’album “Script for a Jester’s tears” – ma della stessa stagione del Neo Prog, la visione del Rock venutasi a creare quando i fragori del Punk provarono a mettere alle corde le suite e i testi colti della musica immaginifica. Erano i primi anni’80 e mentre il Progressive d’autore lamentava poche idee e scarso mercato, i Marillion ne riaprono lo scrigno e battezzano la svolta, “adottando” qualche sano frammento genesiano affidandolo al carisma del cantante Fish e alle sonorità appunto di Steve Rothery.

Chitarra sognante la sua, inconfondibile negli assoli, in grado di rivaleggiare con l’iconico Steve Hackett, ex Genesis appunto, ma senza creare presunti antagonismi o comparazioni (vedi quanto successo negli anni’70 tra i tastieristi Wakeman ed Emerson) ma solo spunti di riferimento per la scuola del Progressive. Rothery ha infatti coinvolto lo stesso Hackett nel suo percorso da solista, coinvolgendolo in studio in occasione del brano “Morpheus”, un cavallo di battaglia. A proposito di collaborazioni. Al di là del percorso targato “Steve Rothery Band”, sfociato nel splendido “The Ghosts of Pripyat” del 2014, il chitarrista inglese si è dato da fare su altri fronti, come il progetto a tinte folk “The Wishing Tree”, alla corte della splendida Hannah Stobart, e con gli italiani della band RaneStrane, gruppo derivativo (ma non tributo) dei Marillion, una sorta di “fedelissimi” da cui sgorga la collaborazione con Riccardo Romano, atteso anche egli a San Giusto e a sua volta reduce dalla composizione di “B612”, opera rock di velluto ispirata alle trame de “Il Piccolo Principe”. L’avvento di Steve Rothery sulla ribalta del Trieste Summer Rock Festival ridona quindi piena dignità Progressive alla rassegna e promette un concerto dipinto con i maggiori successi dei Marillion. Magari quelli dei primordi, quando il Neo Prog riapriva un capitolo e le corde di Rothery ne regalavano i colori. —

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