La Grande guerra con Ravel e quei tanghi per consolarsi la musica abita sempre in noi

La musica squassa e poi rallegra l’anima. Sa andare oltre il tempo storico. E abita in alcune delle pagine più intense dell’ultimo romanzo di Andrea Molesini, “Dove un’ombra misteriosa mi cerca” (Sellerio, pagg. 292, euro 15): “La festa non era una festa, ma un pianoforte, una fisarmonica e qualche fiasco di vino nero... Francesca entrò con un passo da bersagliere. Era un pugno di ferro, una lama affilata, il dolce ritorno della luce dopo ore di buio. Andò dritta al pianoforte. Sedette e sollevò la ribaltina... Un ciccione con i riccioli biondi attaccò un motivetto con la fisarmonica. Il piano rispose, allegro ma non troppo. La musica mi portò subito dove la mia anima già stava, nel caos struggente di emozioni contrapposte”.
“Preludio”, si chiama l’inizio di questo romanzo bellissimo, il suo più denso e maturo, per trama e qualità di scrittura. E la musicalità ne sottende tutte le pagine. Storie di partigiani e contrabbandieri, nella Venezia del ’43-’45. Educazione sentimentale e amicale di due adolescenti che scoprono il sapore amaro e dolente dell’adultità, leggendo insieme “Guerra e pace”. Ambiguità e tradimenti (la vera chiave del libro). Una madre che giudica inseguendo la luce e gli odori, un padre marinaio affascinato dai numeri e dai mappamondi. Una vecchia potente chiamata Sussurro. Un’umanità che cerca comunque di sopravvivere, nonostante la guerra, i nazisti, il gelo della laguna. “Quel che conta è segreto”, si dice. E la musica apre una porta al “travolgente mistero della felicità”.
Musica fin dall’inizio de “Il grande amore di mia madre” di Urs Widmer (Keller Editore, pagg. 160, euro 15,50): “Il grande amore di mia madre è morto oggi. Era una vecchia quercia, sano fino al midollo anche in punto di morte. È crollato per terra mentre sfogliava, chino sul leggio, una pagina della Sinfonia in Sol minore di Mozart”. Un geniale musicista svizzero autodidatta, che diventa ricco e famoso direttore d’orchestra. Una ragazza di buona famiglia decaduta, che “piantava cipolle mentre Hitler invadeva la Russia”. Una piccola galleria di straordinari esempi di umanità. Le note di Ravel tra i rumori della guerra che travolge l’Europa e poi salva la libertà. Una passione mai consumata. Un intreccio tra finzioni, dissimulazioni e verità. Il risultato è “un piccolo capolavoro”, per dirla con il giudizio di Die Zeit. Da condividere.
La poesia può sposare una musica struggente, come racconta bene Jorge Luis Borges in “Tango”, appena ripubblicato da Adelphi (pagg. 170, euro 14). Sono quattro conferenze del 1965, con un gioco continuo tra memoria e costruzione controversa dell’identità di Buenos Aires, partendo dal tango-milonga delle origini dall’habanera africana, passando dalla “rozza spavalderia dei sobborghi” per finire con il suo “estenuarsi” in un sentimentalismo melodrammatico, “buono per l’esportazione” (la critica di Borges a Gardel è esplicita). Tango “rettile da lupanare” ma anche musica che seduce tutti i quartieri, dai più popolari agli aristocratici e svela memorie, malinconie, felicità perdute”, presagi di morte e sfide alla morte stessa da parte di coloro che “vivono nelle corde e nella musica/ della tenace chitarra operosa/ che ordisce nell’allegra milonga/ la festa e l’innocenza del coraggio”.
“La musica più profonda è quella che si nasconde tra le note”, sosteneva Mozart. E proprio a quella citazione si ispira Riccardo Muti per il titolo della sua autobiografia da direttore d’orchestra, “L’infinito tra le note” (Solferino, pagg. 128, euro 13), ovvero “il mio viaggio nella musica”: la formazione al Conservatori di San Pietro a Majella a Napoli e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, i maestri di pianoforte, violino e composizione, i grandi direttori ammirati e studiati (Kleiber, von Karajan, Gavazzeni), l’impegno costante per capire, interpretare, raccontare. C’è, nella pagine di Muti, la straordinaria passione per la tradizione operistica e sinfonica italiana. E l’idea, di grande spessore morale, d’una forte responsabilità per “tenere insieme l’orchestra”. Dalla musica, una metafora per la vita. —
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