“La mia America” di Dorfles il libro uscito postumo oggi alla biblioteca Crise

l’appuntamento
Sarà la voce di Gillo Dorfles, che parla di Trieste e di Bobi Bazlen, rievocando le proprie frequentazioni giovanili con Leonor Fini, Svevo e Saba, - testimonianza raccolta dalla giornalista della “Domenica” del Sole 24 Ore Cristina Battocletti in una delle ultime interviste rilasciate dal grande intellettuale e artista - ad accogliere il pubblico durante il secondo appuntamento collaterale della mostra “Il segno rivelatore di Gillo”. Nel corso dell’incontro, oggi alle 18 alla Biblioteca statale Stelio Crise, sede dell’esposizione, Battocletti presenterà in anteprima per Trieste, con la conduzione della curatrice Marianna Accerboni, il libro “La mia America” (Skira editore, pgg. 296, € 25), ultima fatica letteraria di Dorfles, uscito postumo.
Udinese di nascita, Battocletti è critica cinematografica e ha scritto a quattro mani con l’autore sloveno la biografia di Boris Pahor, “Figlio di nessuno” (Rizzoli, 2012), premio Manzoni come miglior romanzo storico, e “La mantella del diavolo” (Bompiani), Premio Latisana, finalista ai premi Bergamo, Rapallo e Asti.
Al volume “La mia America” Dorfles teneva molto, ritenendo i suoi viaggi americani - in particolar modo il primo coast to coast avvenuto nell’autunno-inverno del 1953 – cruciale per la propria formazione intellettuale. A partire dal secondo dopoguerra l’intellettuale incontrò infatti negli Stati Uniti personalità di primo piano quali i più noti studiosi di problemi estetici e critici d’arte come Thomas Munro, Clement Greenberg, James Sweeney, ma soprattutto Alfred Barr, il primo direttore del Museum of Modern Art di New York, già da decenni autorità indiscussa dell’arte negli Usa, colui che aveva insegnato veramente tale disciplina al grande gallerista Leo Castelli, anch’egli per altro di origine triestina e amico di Dorfles. E poi Rudolph Arnheim, un grande della psicologia sperimentale applicata all’arte e al cinema, e il designer, pittore e teorico ungherese György Kepes, accanto ad alcuni tra i maggiori architetti, da Frank Lloyd Wright e Mies van der Rohe a Louis Kahn e Frederick Kiesler.
Nell’occasione verrà presentato anche il libro “Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste” (La Nave di Teseo, pagg. 392, euro 19,50) di Cristina Battocletti, un approfondito affondo sull’importante intellettuale, amico molto amato e stimato da Dorfles. Bazlen (Trieste 1902–Milano 1965) fu infatti il grande traghettatore in Italia della letteratura mitteleuropea, tra cui Franz Kafka e Robert Musil, quando questa era ancora ignota, e fondatore con Luciano Foà della casa editrice Adelphi, consulente di Einaudi e delle più grandi case editrici italiane. Grazie a lui venne scoperto Italo Svevo.
«Gillo mi parlava molto spesso di Bazlen - ricorda Accerboni – auspicando che prima o poi la sua opera fosse riconosciuta in modo adeguato. Perciò, in questa mostra che approfondisce l’aspetto più privato della sua personalità, ho pensato di esaudire il suo desiderio, focalizzando anche la figura di Bazlen, che apre altresì a tutto il milieu culturale dell’epoca a Trieste».
La rassegna è promossa dall’Associazione Culturale Gillo Dorfles. Di taglio artistico-documentario, presenta vari inediti, più di 100 opere su carta, una sezione sul design e una con importanti opere di Nathan, Leonor Fini, Miela Reina, Getulio Alviani e altri artisti della regione, accompagnate dai testi critici di Dorfles. In mostra anche tutti i suoi libri in edizioni originale, giornali, documenti e lettere inedite degli anni ’30 e ’40 di Nathan, Reina, della figlia di Svevo Letizia, scritti con i suoi appunti, foto rare o inedite. Fino al 14 dicembre (orario: lun-giov 9-18.30/ ven e sab 9-13.30/ dom chiuso) con il sostegno di Fondazione CRTrieste, Fondazione Kathleen Foreman Casali, Samer&Co.shipping, Ciaccio Arte Big Broker Insurance Group, Rotary Club Trieste Alto Adriatico, Spaziocavana Zinelli&Perizzi, Associazione Nova Academia Alpe Adria. —
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