La Mostra del cinema punta su donne e star al Lido Brad Pitt, Meryl Streep e Robert De Niro

TRIESTE. Una sigla nuova di zecca, di cui la locandina non è che un frame, e un programma che va controcorrente rispetto alle tante storture del presente. È stata presentata ieri, a Roma, la 76esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che avrà luogo al Lido dal 28 agosto al 7 settembre.
Oltre le star, oltre i grandi autori, spiccano i temi della sua ricchissima programmazione, «orientamenti diversi che ispirano la produzione cinematografica nelle varie parti del mondo». Parola di Alberto Barbera, direttore della kermesse, che ha messo subito in chiaro che la più evidente tra le tendenze è la presenza di un ingente numero di film interessati alla condizione femminile nella società contemporanea. «Ritratti di donne – ha riferito – segno forse che le polemiche recenti, innescate dai movimenti di reazione alle prevaricazioni maschili in ogni ambito della società, hanno iniziato a lasciare un segno nella coscienza collettiva».
Sono tanti i titoli che pongono la donna al centro del dramma, a partire da “Woman” di Yann Arthus-Bertrand e Anastasia Mikova: 2500 interviste realizzate in tutto il mondo per raccontare la donna oggi. Ma anche “The Perfect Candidate” della regista saudita Haifaa Al- Mansour, in Concorso con una storia di emancipazione, “Hava, Maryam, Ayesha” di Sahraa Karimi, primo film di una donna girato a Kabul, che affronta un tema tabù come l’aborto, “Verdict” di Raymund Ribay Gutierrez, che per la prima volta mette in scena all’interno della società filippina la violenza sulle donne, e “Chola del regista indiano Sasidharan Sanal Kumar”, pellicola censurata in India per aver affrontato il medesimo tema.
L’altra grande ricorrenza è il ricorso al passato, attraverso la formula del biopic o della ricostruzione meticolosa di fatti storici. «La volontà è chiara, ha spiegato Alberto Barbera. Riflettere e far riflettere su questo nostro presente». Tendenza che si rintraccia in tanti film del Concorso, dal “J’accuse” di Roman Polanski, ricco di rimandi alla contemporaneità grazie al racconto della condanna inflitta al capitano ebreo Alfred Dreyfuss, a “Wasp Network” di Olivier Assayas, incentrato sulla scoperta negli anni Novanta di una rete terroristica appoggiata dallo stesso governo americano. Da “The Laundromat” di Steven Soderbergh, dedicato allo scandalo dei Panama Papers, all’animazione per adulti “No. 7 Cherry Lane” di Yonfan, vera e propria eco di ciò che sta accadendo oggi a Hong Kong.
Saranno oltre 3600 i titoli che verranno proiettati, tra cortometraggi, lungometraggi, realtà virtuale e serie tv. E, al solito, non mancheranno il glamour e le star. Tra le pellicole più attese, “Ad Astra” dell’americano James Gray. Fantascienza dispotica che ha per protagonisti Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Liv Tyler e Donald Sutherland. Ma anche “Joker” di Todd Phillips, spin off della serie di film dedicati a Batman, intrepretato da Joaquin Phoenix e Robert De Niro. Tante le star che potrebbero sbarcare al Lido: da Meryl Streep, camaleontica nella pellicola firmata da Soderbergh, a Scarlett Johansson, da Penelope Cruz alla coppia di star francesi Catherine Deneuve e Juliette Binoche, protagoniste del film d’apertura “La verité”.
Tre i titoli italiani in Concorso. “Martin Eden” di Pietro Marcello riporta sul grande schermo Luca Marinelli; “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco mette in scena un’indagine grottesca su Palermo; “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone adatta un celebre testo di Eduardo De Filippo. Verrà invece presentato Fuori Concorso “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores, girato in buona parte a Trieste e interpretato da Valeria Golino, Claudio Santamaria e Diego Abatantuono. Porterà un po’ di Trieste a Venezia, come faranno “La legge degli spazi bianchi” di Mauro Caputo (di cui parliamo nell’articolo sotto, ndr) e “Babenco-Tell me When I Die” di Bàrbara Paz, documentario presentato nella sezione Venice Classics e prodotto dalla Gullane, una delle più importanti case di produzione brasiliane, tra le cui fila spicca la produttrice triestina Manuela Mandler, questa volta alle prese con una pellicola dedicata al regista argentino Héctor Babenco.—
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