La Storia diventa romanzo dal fascismo ai giorni nostri dentro la notte della democrazia

Raccontare la storia con un romanzo. E giocare l’immaginazione letteraria, al di là dei fatti, per capire e raccontare emozioni, passioni, forza e fragilità dei personaggi. Si capiscono bene, per esempio, il carattere e la declinazione quotidiana dell’intelligenza di Leonardo da Vinci nelle pagine de “La misura dell’uomo” di Marco Malvaldi (Giunti, pagg. 300, euro 18,50). Malvaldi è uno scienziato, un chimico di grande competenza, oltre che uno scrittore di noir densi d’intelligenza e ironia (la serie dei “vecchietti del BarLume”). E qui racconta di Leonardo a Milano, nel 1493, alla corte di Ludovico il Moro: la passione per l’anatomia, l’idraulica e la meccanica, l’attenzione alle parole e ai soldi, la costruzione d’un gigantesco cavallo di bronzo per onorare Francesco Sforza, padre del Moro, il divertimento per gli intrighi cortigiani, i pettegolezzi e le delizie delle belle signore milanesi. Poi, ecco un morto misterioso, proprio nel cortile del Castello. E le indagini, affidate proprio a Leonardo, rivelano che... Scienza e fiction si tengono bene per mano.
Contesto storico reale e grande forza di racconto anche nelle pagine di “Piccola italiana” di Giacomo Cacciatore, (Fernandel, pagg. 136, euro 12). L’Italia degli anni Trenta, vista negli spazi soffocanti d’un orfanatrofio, attraverso gli occhi di Angela Amodio, una bambina dalla forte personalità ribelle. I difficili rapporti con le suore e con le compagne bigotte. L’ansia di libertà e autonomia, uno stato d’animo inusuale in tempi di regime fascista, scambiato come sintomo di pazzia e dunque destinato alle cure d’un egotico psichiatra e d’una vigilatrice fanatica, innamorata di Mussolini. La cupezza dei giorni e l’amicizia struggente con un’altra bambina, Virginia Levi, ebrea e già segnata a dito come “diversa”, mentre si preparano le leggi razziali. E i segreti tra Angela e Virginia da custodire per non impazzire davvero, il sogni della “felicità” e il progetto di fuggire “per andare a un cinema”. Sino a un patto d’amicizia solenne. Ma anche alla svolta d’un tradimento.
Cupa e controversa, la storia d’Italia. Densa di misteri. In cui s’addentra Nora, la protagonista di “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli, pagg. 236, euro 16,50): un romanzo forte e tagliente, una scrittura densa di fantasia, ironia e umori civile. Nora ha fatto una brillante tesi di dottorato, sugli intrighi che portano alla mancata elezione d’un presidente della Repubblica, su cui tutti a parole erano d’accordo. E si ritrova a lavorare in un centro studi che prepara dossier e diffonde informazioni, un po’ vere e un po’ tanto distorte. E così tra una ricerca, un incontro (con Alice, l’amica del cuore dell’adolescenza, improvvisamente riapparsa, cinica e dura), un dossier sepolto su una strana morte, va in scena un mondo di intrighi e ricatti. Il sesso, i soldi, la Tv, gli algoritmi, un giornalismo sciatto e servile, la politica inquinata da corruzione e derive per lo spettacolo. Un gioco di maschere e ombre. Che alimenta paure e ispira delitti. La notte della democrazia è nell’etica e nell’anima. Scrive nelle sue note segrete Nora: “Sento la melliflua aggressiva cortesia e poi la protervia distratta di chi esercita il potere. Il loro interminabile rancore, il loro piacere di essere temuti è un fenomeno così interessante. Chissà che infanzia hanno avuto, cosa gli è mancato...”. Una fragilità da disvelare. Ma anche da fronteggiare, per non esserne tutti travolti.
Ecco, il potere, i suoi volti, il gioco perverso della comunicazione. Vi indaga Claudia Pineiro in “Le maledizioni” (Feltrinelli, pagg. 336, euro 17). Buenos Aires, ai tempi d’oggi. C’è un imprenditore, Rovira, avido di dominio, che fonda un partito, Pragma, senza ideologie né valori precisi e arruola bravi venditori. Il suo braccio destro, Román Sabaté, che s’è messo in politica in assenza d’altro lavoro. Un’antica maledizione che riemerge, sulla strada verso la presidenza dell’Argentina. E un gruppetto di personaggi che invece non s’arrendono dal considerare la politica come passione civile. Chissà come andrà a finire... —
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