L’avventuriero “Re Granchio” all’Ariston col regista Zoppis
Una storia ai margini del tempo e della Storia, ai confini con la leggenda. Ambientata nel passato, per raccontare l’eterno. In “Re Granchio”, primo lungometraggio di finzione dei registi italo-americani Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, tra i migliori esordi italiani del 2021 e in concorso la scorsa estate alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, risuonano echi del cinema dei fratelli Taviani, di Ermanno Olmi, ma anche di Lisandro Alonso, per avvicinarci ai giorni nostri, o della Lucrecia Martel di “Zama”, in un affascinante corto circuito tra l'antico e il moderno, tra cinema italiano e internazionale.
Nel presente, dentro alle osterie fumose nelle quali si beve e si parla, un gruppo di uomini ricorda Luciano, personaggio quasi mitologico, vissuto nella Tuscia di fine Ottocento. Magnetico. Burbero e turbolento. Un ubriacone e un ribelle, potremmo dire un anarchico, ma anche anima gentile, capace di un grande amore. Ed è proprio per proteggere la sua donna dai capricci di un principe locale che commette un atto irreversibile le cui conseguenze lo costringeranno alla fuga nella Terra del Fuoco: un viaggio lontano, ai confini del mondo, dove spirito di avventura e redenzione, avidità e dannazione, si inseguono e si mescolano.
Dopo un sodalizio passato attraverso la co-regia del corto “Belva nera” e il pluripremiato documentario “Il Solengo”, i registi usano parola e paesaggio per decostruire l’archetipo western, la figura dell’avventuriero, la mitologia della febbre dell’oro. Sovvertendo le regole della tradizione orale (quasi fosse esso stesso un film sulla narrazione) “Re granchio” gioca a riscrivere il mito in una delle sue infinite possibili varianti.
Matteo Zoppis, sarà presente stasera alle 20.30, al cinema Ariston, per un incontro con il pubblico. —
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