Le Fake news di Fontana tra falsità e invenzione «Tutto è ormai filtrato»

Hashtag, link, immagini, brevi post e meme: sono questi i bit informativi che costruiscono la nostra idea di mondo. Ne parla il sociologo Andrea Fontana, Premio Curcio alla cultura 2015, nel suo...

Hashtag, link, immagini, brevi post e meme: sono questi i bit informativi che costruiscono la nostra idea di mondo. Ne parla il sociologo Andrea Fontana, Premio Curcio alla cultura 2015, nel suo nuovo libro 'Fake news: sicuri che sia falso?', in uscita venerdì per Hoepli. Al centro del volume le Fake news, che per Fontana «sono state tradotte nel dibattito italiano in un modo non funzionale, perché fake non significa falso ma inventato. Le fake news, poi, possono essere sbagliate, strumentalizzate o ostili ed è una suddivisione importante perché ci consente di capire come affrontare il fake». Un altro aspetto su cui si sofferma l'autore è quello della Fakeability, dell'invenzione immaginifica: «in questi anni - spiega - c'è stato un passaggio importante da una conoscenza istituzionale, quella fornita dal partito, dalla chiesa o dalla scuola a una conoscenza costruita a livello personale, autobiografico. La conoscenza istituzionale se l'è giocata malissimo e oggi crediamo più a una persona sui social che a quanto dicono la Nasa o l'Oms». Attenzione però: «il mondo del fake riguarda anche la dimensione di supremazia geopolitica: ci troviamo in un mondo dove la finzione viene usata come arma in guerre ibride per il controllo delle risorse, che si combattono a livello finanziario e sociopolitico». Ecco quindi il fake usato come strumento per cambiare l'agenda politica di un Paese, come nel caso delle armi di distruzioni di massa in Iraq. Bisogna quindi arrivare alla consapevolezza che «tutto è costruito: persino il piatto che postiamo sui social non è quello che abbiamo mangiato, perché è accompagnato da un hashtag e da un filtro. Qualsiasi cosa che vediamo - riflette Fontana - è filtrata e questo ci dovrebbe dare il distacco necessario per riflettere». —

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