Un triestino alla Berlinale: Leo Černic in concorso con la favola spaziale queer "Cosmonauti"
Il cortometraggio animato, sostenuto dal Fondo Audiovisivo Fvg, debutta oggi nella sezione Shorts. Una riflessione visionaria sulla libertà e il desiderio tra le stelle

Tra i pochi film italiani presenti quest’anno al Festival di Berlino c’è anche l’opera di un regista triestino: è il cortometraggio di animazione Cosmonauti di Leo Černic, che passerà in concorso oggi nella sezione Berlinale Shorts.
Cosmonauti racconta di una crociera intergalattica per single dove i tre personaggi principali, ognuno in modo diverso, si confrontano con la solitudine, l’amore, l’appartenenza e il sesso in tutte le forme possibili: una favola spaziale queer, ironica e visionaria, sulla libertà di vivere il proprio desiderio. «Mi piaceva l’idea di ambientare questa storia nello spazio perché spesso, quando parliamo di relazioni e sentimenti, ci sentiamo più liberi quando siamo lontani da tutto o nascosti, non sottoposti a giudizi - dice il regista -. La domanda che mi sono posto è: possiamo davvero definirci liberi se la condizione è quella di rimanere nascosti?».
Cosmonauti è una coproduzione italo-slovena di Finta Film, Staragara.IT e RTV Slovenia e nasce dal sostegno del Fondo Audiovisivo Fvg che ne ha finanziato lo sviluppo, la produzione e la distribuzione, oltre a selezionarlo per When East Meets West, l’evento che riunisce ogni anno a Trieste più di 600 produttori e distributori dell’audiovisivo: la sua presenza a Berlino è il primo grande successo di un’opera di animazione scaturita dal Fondo regionale.
«Questo dimostra che è possibile fare cose importanti senza spostarsi altrove», dice Černic, che ha studiato all’Accademia del Cinema di Lubiana e al Centro Sperimentale di Torino specializzandosi proprio in animazione. «Avevo iniziato a occuparmi di cinema dal vero, ma poi avevo sempre in mente storie difficili da realizzare. Quando ho capito che l’animazione rende tutto possibile, ho cominciato a disegnare più seriamente, e non l’ho più abbandonata».
Il lavoro dell’animazione autoriale e indipendente, disegnata fotogramma per fotogramma, richiede un impegno lungo e complesso: «Cosmonauti dura poco meno di 15 minuti: ho realizzato circa settemila disegni a mano su una tavoletta grafica, non c’è automatizzazione - spiega il regista -. Dall’ideazione alla realizzazione sono passati tre anni. Eravamo un piccolo gruppo di lavoro: per la pittura degli sfondi e il color script mi ha aiutato Sara Moschini e ho avuto una grande mano pratica nella colorazione dal team sloveno».
L’amore cercato e liberato è da sempre il tema principe della ricerca autoriale di Černic: il suo precedente cortometraggio Pentola, presentato qualche anno fa al Trieste Film Festival, raccontava di un uomo come tanti imprigionato in un matrimonio infelice, che trova il coraggio di esprimere i suoi veri sentimenti innamorandosi di Batman. Stavolta però, per Cosmonauti, le premesse sono diverse: «Sono molto affascinato dal concetto di crociera, di app di dating e qualsiasi cosa renda l’amore meccanico: sono contesti in cui l’amore non è organico e fanno fiorire le nostre sensazioni più forti e più fragili».
Sulla crociera intergalattica dove s’intrecciano corpi, sguardi, carezze, ci sono Delfino, un tenero personaggio sempre vestito in stile bondage, che si innamora di una margherita, e lo scienziato Zenf attratto da una cometa. Perché, dice il regista, «ci sono mille modi di amare, di vivere la propria sessualità. Ogni forma è legittima, che sia l’amore per un fiore o per un meteorite. Oppure anche che non sia amore ma semplicemente sesso. Dobbiamo solo cercare di trovare la cosa che ci fa stare meglio»
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