L’inchiesta spezzata di Pasolini

«La verità ha un suono speciale», scriveva Pier Paolo Pasolini. A 45 anni dalla morte violenta del poeta, avvenuta la notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia, la giornalista Simona Zecchi prova a ritrovare proprio quel “suono” scomparso, nel libro “L'inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini”, edito da Ponte alle Grazie e uscito ieri. La tesi di Zecchi è che Pasolini fu ucciso per ciò che sapeva, vittima di una vera congiura: l'autrice sottolinea come l'intellettuale avesse negli ultimi tempi abbandonato il linguaggio della poesia in favore di uno “giornalistico”, più pratico per indagare sulla strage di Piazza Fontana e sui responsabili di quel piano di destabilizzazione. L’autrice parte dalle lettere (pubblicate per intero per la prima volta) scambiate, negli ultimi mesi della sua vita, da Pasolini con Giovanni Venturi, neofascista ed editore, che voleva inviargli dei documenti con rivelazioni “scottanti”.

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