Luigi Merola trova nel cemento l’eterogeneo susseguirsi in natura
Quadrati di cemento sospesi al soffitto sorprendono lo sguardo con un contraddittorio senso di leggerezza; una singolare esposizione attende il visitatore alla galleria EContemporary di Trieste “Eterogeneo susseguirsi di cementonatura” è il caratteristico titolo della mostra di Luigi Merola, curata da Elena Cantori, che rimarrà aperta fino al prossimo 7 settembre.
La nuova personale consolida un percorso che l’artista ha intrapreso già da qualche anno e che lo indirizza verso la sperimentazione e l’utilizzo di materiali di scarto che ritrovano una nuova vita nell’elaborazione creatrice.
Lo sguardo va ovviamente a Pier Paolo Calzolari, ad Alberto Burri, a Jannis Kounellis, protagonisti di quella rottura con il convenzionale che, alla fine degli anni Sessanta, segnò una svolta nel mondo nell’arte contemporanea.
Germano Celant, il primo a dare voce a questa nuova e dirompente forma artistica, con il manifesto teorico “Arte povera. Appunti per una guerriglia”, del novembre 1967 e pubblicato su Flash Art, aveva inteso quanto fosse importante iniziare un dibattito critico sui vari e nuove linguaggi performativi ed artistici per concretizzare e documentare un eccezionale momento storico, che, vediamo ancora oggi, ha motivo di espressione e realizzazione. “L’arte e la critica – scrive Achille Bonito Oliva, nel suo celebre libro ‘Il sogno dell’arte’ - partecipano alla produzione materiale del pensiero. L’arte mediante una sua messa in opera, visiva quanto lampante, la critica attraverso la traduzione in pensiero riflesso, mediato dalla scrittura. Ma sia l’arte sia la critica elaborano una visione che non punta più sulla totalità, bensì sul frammento e sulla deriva”.
La mostra Eterogeneo susseguirsi di cementonatura si muove su questo terreno di indagine, le opere esposte hanno un nucleo costituito da una carta acquerellata che, dopo un primo intervento dell’artista, viene lasciata sedimentare all’aria aperta. Il tempo e il clima ne determinano l’essenza che successivamente viene fissata, dopo una plastificazione, all’interno della cornice di cemento. La mostra presenta una quindicina di lavori nei quali si evince la complessa dualità dell’uomo contemporaneo; se da una parte infatti vi è la costruzione di un’armatura possente, vigorosa, scultorea, che tende a incutere timore ed allontanare, dall’altra vi è un interno costituito di fragilità, delicatezza, senso impotente dell’effimero. Eppure è proprio l’unione delle diversità che ne determina la completezza. —
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