Makaya McCraven a Gorizia «L’improvvisazione è navigare nell’ignoto»



L’inizio era stato con un maestro quale Enrico Rava, all’Auditorium di Gorizia. Ora il festival “Musiche dal mondo-Gogo Jazz”, organizzato dal Circolo Controtempo in collaborazione con Glasbe sveta, guarda alle generazioni nuove. In ogni caso, non si tratta di brillanti promesse, ma di talenti consolidati e riconosciuti come tali. Oggi e martedì 9 luglio, alle 21, al teatro Verdi di Gorizia, sarà la volta, rispettivamente, del batterista Makaya McCraven e del sassofonista Kamasi Washington, star da milioni di visualizzazioni su YouTube.

McCraven, sul suo sito lei si definisce “beat scientist” (scienziato del ritmo). Può spiegare questa definizione?

«C'è sempre molto da scoprire nel campo del ritmo e, in genere, nello studiare la musica. Parte del mio lavoro consiste proprio nello studio e nell’esercizio continuo. Sono attratto dalla ricerca e dalla sperimentazione di linguaggi inusuali e dalla musica elettronica. Nella musica, proprio come nella vita, occorre sempre andare un po’ più a fondo, per comprenderne pienamente le dinamiche e le grandissime potenzialità».

Tra gli incontri fondamentali nella sua formazione c’è quello con Archie Shepp. Può raccontarlo?

«Mio padre, il batterista Stephen McCraven, ha lavorato con lui da quando ho memoria. Così, quando Archie e Marion Brown facevano tournée, ho potuto seguire molte jam session, prove e spettacoli. Queste opportunità mi hanno davvero ispirato a intraprendere la strada della musica cercando di rendere i miei sforzi artistici potenti, propositivi e provocatori. In seguito, ho avuto l'opportunità di suonare con Archie alcune volte ed è sempre stato speciale».

Nel suo sito lei dice: “La gente crede che la musica sia un dono. No, è un fatto di duro lavoro. Devi esercitarti per ore e ore”. Come nasce, però, la sua musica? Che ruolo ha l’improvvisazione?

«Tutti improvvisano, costantemente. È lo stato naturale dell'essere perché il presente è sempre seguito dall'ignoto. Improvvisare è come vivere l'istante. Lo facciamo sette giorni su sette, 24 ore su 24. Dobbiamo affinare le nostre capacità per essere pronti a scrivere le nostre vite in tempo reale. Ma quando si improvvisa, bisogna essere versatili e padroni dello strumento per navigare nell'ignoto ed è anche importante avere familiarità con diverse tradizioni musicali, lingue e linguaggi, per poter comunicare con musicisti diversi, attraverso il suono. Proprio come nella vita, si migliora con il tempo, la pratica e lo studio. Per avere un rapporto intimo e profondo con la tua musica, devi investire tempo e lavoro».

Lei nasce da una famiglia di musicisti. Quanto l’hanno incoraggiata a fare musica?

«I miei genitori mi hanno stimolato a suonare molto. Mio padre mi ha spronato a suonare la batteria dal momento in cui ho potuto tenere le bacchette mentre mia madre ha voluto me e la mia giovane band della High school per alcuni dei nostri primissimi concerti. A mia volta, sto convincendo i miei figli a suonare (ma senza particolari pressioni) ed entrambi, in qualche modo, già si esercitano: mi piace l’idea che in casa possano trovare un ambiente divertente, dove poter suonare fin da giovani. Il mio obiettivo principale è ispirarli a suonare e a impegnarsi con la musica in modo che poi possano praticarla e conoscerla da soli, sempre di più. In fondo, incoraggio tutti a suonare degli strumenti». —

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