Marina Cons, molte cose curiose (e inedite) di una creativa a tutto tondo

il personaggio
Una vita a colori, raccontata per immagini variegate e divertenti, impaginate con eleganza: l’esistenza rievocata è quella di Marina Cons, architetto poliedrico, designer e artista prolifica nata a San Vito al Tagliamento nel 1960 e scomparsa nel 2012, davvero troppo presto. Il volume di grande formato, una novantina di pagine declinate con taglio poetico e inconsueto, intitolato “Molte cose curiose/ many curious things” ed edito e stampato da LithoStampa, verrà presentato alla Libreria Minerva da Valerio Fiandra il 16 novembre alle 18. A compendio e quale sfondo scenografico dell’incontro saranno proposte anche una piccola mostra di opere di Marina, curata dall’architetto Luciano Celli, e le proiezioni di varie immagini tratte dalla pubblicazione stessa, comprese le fotografie di Massimo Silvano e Francesca Petrus che istoriano il libro, la grafica di Lorenzo Michelli per il volume e i titoli di Kenka Lekovich, autrice dei testi. Surreali questi ultimi e testimoni di un universo molteplice, come spesso lo è quello degli architetti e dei creativi a tutto tondo.
Fresco di stampa, l’omaggio all’ingegno e alla personalità di questa donna speciale, non vuol essere però né una biografia né un catalogo monografico, ma piuttosto un affondo fantasioso su un emisfero a sua volta fantastico, fatto di sogno e realtà, di libera invenzione e di tecnica precisa, aspetti che la professionista, generosa di idee e suggestioni, riusciva a conciliare in modo puntuale.
Attraverso simboli iconici e allusivi (spesso identificati in una parte per il tutto) il volume ripercorre la vita e l’itinerario creativo della Cons che, qualche anno dopo la laurea allo Iuav di Venezia, alla fine degli anni ’80 si era trasferita a Trieste e aveva iniziato a collaborare con lo Studio Celli Tognon, realizzando al contempo lavori indipendenti e con altri professionisti, come avrebbe fatto poi anche in seguito quando si associò con Luciano Celli.
Un’attività, la sua, che si è espressa, nel corso di tre decenni di carriera professionale, in numerosi progetti e concorsi nazionali e internazionali, riferiti a molteplici aree progettuali come nuove edificazioni, ristrutturazioni, restauri conservativi, regolazione di luoghi urbani, architettura d’interni, design, allestimenti di mostre e di musei, moda.
Ed ecco nel libro, suddiviso in sette sezioni, comparire la cupola affrescata e illuminata del Politeama Rossetti, il cui progetto di ristrutturazione del 2001 si deve a Cons e a Celli, ma anche gli accurati bozzetti - nei quali si legge la grande abilità nel disegno di Marina - appartenenti a 84 studi da lei redatti per le divise e gli accessori del personale e per gli arredi e i corredi del teatro stesso. E poi, accanto alla sua passione per la filosofia e la letteratura, c’è il modellino per un originale “divano da riposo”, pensato in stile postmoderno dalla Cons per il centro di una sala da bagno: fornito di specchietti per rimirarsi, da cui il nome di “Narciso”, fu esposto alla fiera “Abitare il tempo” di Verona. E ancora un manichino da sartoria maschile con applicati vari disegni per tessuti per cravatte e il prototipo e la realizzazione di un originale mobile guardaroba a motivo di “zig zag”, che lei chiamava ”zag zig”. O il modellino di una raffinata ampolla per profumo a due bracci intrecciati, per contenere due liquidi complementari, assieme ai vivacissimi dipinti giovanili ritrovati nella soffitta della casa della mamma e ai disegni di poltrone realizzati intorno a figure della classicità, come la poltrona “Dono seduto” della serie “Storie morbide”.
Memorie racchiuse nello scenografico studio di Marina Cons e Luciano Celli di via Donadoni 12, un tempo sede di un’importante fabbrica di cioccolato, ”importata” a Trieste a metà ’800 dal francese Lejet. All’interno, sullo sfondo, le colonne neoclassiche reduci dall’allestimento della mostra “Trieste anni Cinquanta”, firmata dallo studio anni fa a Palazzo Costanzi. Perché «il ricordo - come scrisse Jean Paul - è l’unico Paradiso dal quale non possiamo venir cacciati». —
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