Marlene Kunz in concerto a Pordenone a trent’anni dal cult “Il vile”
La band venerdì al Music in Village per un concerto che celebra il traguardo tagliato dall’album più famoso. «Solo nei sogni immaginavamo di lasciare un segno nel rock alternativo»

Il Music in Village di Pordenone festeggia la sua trentatreesima edizione, a ingresso libero nel Parco IV Novembre: nella serata di oggi mercoledì 26 agosto è protagonista Alborosie & The Shengen Clan, domani Casino Royale e venerdì alle 21.15 sono attesi i Marlene Kuntz (mentre sabato ci sono i Blancmange e domenica spazio ad alcune band esordienti). I piemontesi Marlene Kuntz fanno tappa con il tour che celebra i trent’anni del loro secondo album, “Il vile”, pietra miliare del rock alternativo italiano. Il frontman dei Marlene, Cristiano Godano chiarisce così il loro legame con il Friuli Venezia Giulia.
«Ho il ricordo della prima volta che ci spingemmo nelle vostre propaggini estreme, in provincia di Gorizia o Trieste. Mi sono sempre un po’ portato dietro la sensazione di questi posti di confine che mi affascinava molto, forse perché anche la nostra Cuneo non dista molto dal confine francese. E poi gli amici di Pordenone, Gian Maria Accusani dei Prozac+ e Sick Tamburo, Teho Teardo; il Rototom, o quando suonammo alla Festintenda di Mortegliano, con Elisa (che non era ancora esplosa come cantante a livello mainstream) sotto al palco, che ballava ascoltandoci…».
“Il vile” è stato ristampato, in versione deluxe, con le illustrazioni di Alessandro Baronciani. Gioia dei seguaci di vecchia data o anche di un pubblico nuovo?
«La cosa per noi è sempre molto eccitante: vedere i giovani ai nostri concerti. Osservare le loro facce esterrefatte per il tipo di assalto sonoro e l’energia che vedono, prodotta da quattro individui che hanno tutti più di cinquant’anni, è molto potente. Chiaramente non sono la parte preponderante, ma non sono neanche quattro gatti e non necessariamente figli dei nostri fan storici».
Ha dichiarato di non salire mai sul palco controvoglia. Conferma?
«Siamo genuinamente ricchi di energia, abbiamo veramente voglia sempre di suonare benissimo e di spaccare, nonostante il fatto che io credo di avere superato la cifra di 3000 concerti, tra solista e Marlene».
Trent’anni fa riuscivate a immaginare che “Il vile” avrebbe lasciato un segno?
«Lo potevo al limite sperare nei miei sogni più reconditi, ma nello stesso tempo io ero sempre stato molto pervaso da una consapevolezza ben precisa. Al sesto disco, ancora, alla domanda “Progetti per il futuro?” rispondevo serioso, seppure con un ghigno, “poter continuare a fare il musicista nella vita”. Mai più avrei potuto immaginare che sarebbe diventato un classico del rock alternativo italiano».
I testi di allora oggi prendono nuovi significati?
«Sono estremamente rigoroso nello scriverli, quindi so benissimo il significato che ho dato al tempo, so di che cosa vogliamo parlare. Oggi mi dicono spesso quanto siano ancora attuali: prendo atto gioiosamente del fatto che riescono a parlare anche ai giovani».
E il suono live è quello dei ’90, sulla scia di Sonic Youth e Soundgarden?
«Assolutamente. Non abbiamo riarrangiato nulla, riproduciamo il disco così com’è, integralmente, eccetto un brano».
Ha definito internet una gabbia, per cui cerca di limitarsi nella lettura dei commenti sui social, è così?
«C’è l’effetto dopamina, a volte sono stato ricatturato. Ma è ciò che serve ai capitalisti della sorveglianza per il loro business, a loro interessa che noi passiamo un sacco di tempo con questi device, ogni click viene catalogato, ci profilano, determinano sempre più i nostri comportamenti, in modo che le aziende possono poi venderci i prodotti. E per ottenere questo risultato, gli algoritmi sono stati tarati su alcuni sentimenti che ci accendono, come la vulnerabilità, la paura, la frustrazione, la rabbia. Sono quelli che ci fanno stare lì dentro, e poi determinano lo scontro fra le persone. Mi rendo conto che può sembrare il discorso di un complottista, cosa che non sono».
Il tour continuerà in autunno?
«No, mancano ancora poche date, poi ci sono i miei concerti solitari. Quando vado in giro a raccogliere l’affetto delle persone sono sempre estremamente felice. Questo è corroborante, è un carburante vitale. Ho scritto delle nuove canzoni, ma è presto per parlarne».
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