Mentana: «Adesso tocca a noi far sparire questo Farweb»

«Non diamola vinta ai senza volto». Questo sarà il prossimo hashtag by Enrico Mentana (nella foto di Andrea Lasorte). Le bufale ci sono sempre state, il giornalismo a volte ne è stato un portatore...
Lasorte Trieste 18/02/17 - Stazione Marittima, Parole Ostili, Enrico Mentana
Lasorte Trieste 18/02/17 - Stazione Marittima, Parole Ostili, Enrico Mentana

«Non diamola vinta ai senza volto». Questo sarà il prossimo hashtag by Enrico Mentana (nella foto di Andrea Lasorte). Le bufale ci sono sempre state, il giornalismo a volte ne è stato un portatore involontario. Bisogna combatterle ma soprattutto individuare chi le fa. Nel suo "A tu per tu con Enrico Mentana" ieri nel corso dell'evento triestino Parole O_Stili contro la comunicazione violenta 2.0, il direttore del tg La7 oltre a puntare il dito contro «gli avvelenatori di pozzi», è andato un gradino più sopra: «Bisogna creare dei meccanismi per eliminare il "Farweb", in modo che diventi solo il web. Chi danneggia la rete deve essere rintuzzato commento per commento. Il giornalismo deve lavorare ogni giorno per un'informazione corretta».

Tra i dieci principi della buona educazione sul web, qual è quello che condivide di più?

«Sono tutti condivisibili, ma il primo, "Virtuale è reale", supera la differenza di quella forma di sottovalutazione che edulcora il web. Se si dice che è solo virtuale, è una sorta di retaggio intellettuale e di disclaimer (chi nega, rinuncia), prendiamo sul serio fino a un certo punto. In realtà i danni che fa il web sono assolutamente reali».

Nel suo ultimo post su Facebook di venerdì notte parla del «più clamoroso cortocircuito nella storia dell'informazione»: a chi si riferisce?

«A Trump. Se il presidente degli Stati Uniti prende di petto le più maggiori fonti di informazioni del Paese, il “New York Times” e le quattro più grandi emittenti televisive per indici di ascolto, dicendo che sono propagatori di notizie false e che con ciò non offendono la Casa bianca ma il popolo americano, è come se in Italia il capo dell'esecutivo o il presidente della Repubblica, dicessero che il “Corriere della Sera”, “la Repubblica”, la Rai, Mediaset e La7 sono tutti propagatori di fake news e offendono il popolo italiano: ci sarebbe la rivoluzione. O comunque non lo si riterrebbe mai possibile, non perché i giornali siano il bene e Trump sia il male, ma perché il presidente eletto degli Usa in questione rappresenta tutte le istituzioni e l'unità di una nazione. E se prende di petto un architrave che è la libera informazione della grande nazione americana, è la fine».

Restando su Trump sembra che i giornali americani grazie a lui abbiano raddoppiato le vendite...

«Può essere, ma non dimentichiamo che tutti i giornali americani avevano fatto l'endorsement per la Clinton. È chiaro che, come sempre, i giornali di opposizione aumentano le copie quando c'è una persona divisiva a comandare. Però è anche vero che il giornalismo americano non ha ancora fatto un'adeguata riflessione sul perché all'unanimità, avendo detto non votate Trump, poi abbia vinto Trump».

Come si fa ad avere un approccio pacato sui social?

«Ci sono mille modi per battersi e ci sono quelli che competono a chi sta nel campo di battaglia della libera informazione. Non si può utilizzare una serie di armi di chi vuole soltanto attaccare briga e soprattutto si parla non solo di educare una persona, perché i giornalisti non devono educare, ma informare. Quindi si parla sempre per far comprendere la propria opinione sia all'interlocutore che per il 90 per cento ti insulterà, sia a tutti gli altri che stanno seguendo la discussione».

Benedetta Moro

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