Trieste, città di confini e approdi: nasce Nation of Nowhere Books, la prima libreria internazionale ispirata a Jan Morris
Dai classici in traduzione inedita ai laboratori per l'infanzia: la scommessa di fare della lettura uno strumento vivo di dialogo sociale

Non c’è ancora un’insegna fuori che la annunci: per trovarla bisogna quasi aver voglia di cercarla. Poi si apre la porta e ci si ritrova davanti all’Odissea in più traduzioni, a un romanzo young adult di un autore indiano, alle biografie più rock, ai libri illustrati per bambini e, in generale, a titoli che in Italia spesso arrivano tardi, o non arrivano affatto.
È un piccolo viaggio senza passaporto racchiuso tra gli scaffali di via Bramante 12b, Nation of Nowhere Books, e il nome ne riassume perfettamente lo spirito: arriva da Trieste and the Meaning of Nowhere, il libro in cui Jan Morris racconta Trieste come la città di chi non appartiene fino in fondo a nessun altro luogo.
Un’immagine che due giovani donne arrivate da angoli diversi del pianeta hanno scelto di trasformare in una libreria: la prima internazionale della città, interamente dedicata, almeno per ora, ai libri in lingua inglese; seguiranno a breve quelli in francese, spagnolo, tedesco.
Hanno aperto da una settimana, Maria Quevedo e Michelle Young, e già stanno ricevendo visite dai lettori più curiosi e attenti alla novità. «Ci siamo conosciute alla Scuola Internazionale a Opicina – racconta Quevedo –. Io lavoravo all’elementare, Michelle in amministrazione; poi, per un cambio di ruolo, abbiamo avuto l’opportunità di lavorare assieme. Ci siamo subito trovate: ci piace organizzare le cose, amiamo gli spreadsheets».
Una nata in Guatemala, l’altra in Sudafrica, vite trascorse tra Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Messico. Per approdare entrambe, alla fine, a Trieste.
«Quattro anni fa parlavamo dei nostri progetti per il futuro, e tutte e due avevamo lo stesso sogno della libreria da qualche parte. Lei lo vedeva nel suo futuro, io non ci speravo più: ho lavorato nelle biblioteche pubbliche dell’Inghilterra per due anni, gestito una libreria di un villaggio. I libri, quindi, erano già nella mia vita; quanto a Michelle, non conosco nessuno che legga quanto lei! Ama soprattutto i romanzi e le piace entrare nel dettaglio delle cose. Se abbiamo la vetrina sull’Odissea, lei ne presenta diverse versioni e saprà dare informazioni su quella di Stephen Fry o di Emily Wilson, e addirittura sulla nuova cui sta lavorando Wilson seguendo il ritmo di come parlavano i greci a quel tempo». Bastano poche parole per capire che Young è la mente bibliografica della libreria, quella che conosce ogni edizione e ogni traduzione.
«Ci siamo innamorate di Trieste – continua Quevedo – perché è un posto così pieno di ricchezze quasi sottovalutate. Jan Morris ne fa una descrizione bellissima, come del posto dove genti provenienti dalle più svariate parti possono arrivare e trovare appartenenza. È quello che vogliamo fare con la libreria: desideriamo che ognuno possa trovare il proprio angolo e i libri che ama, ma soprattutto vogliamo fare da ponte tra diverse comunità che spesso non dialogano e non si mescolano».
Non la classica libreria “per stranieri”, quindi, ma un luogo che prova a far incontrare chi vive già nella stessa città senza conoscersi davvero: ricercatori dell’Ictp, Sincrotrone, Sissa, insegnanti, studenti, triestini che vogliono leggere in inglese, famiglie, bambini e nuovi arrivati.
Looking for a murder mistery for the summer? Ecco pronto un superclassico di Agatha Christie o il giapponese I delitti della casa degli orologi . “Books on the screen” presenta Dune e Practical magic, Morante e Calvino fanno bella mostra in “Originally Italian” , mentre per i più piccoli si può salpare per le avventure di Treasure Island di Stevenson come esplorare il mondo bizzarro di Bacteria book, imparando e sorridendo con i “funky fungi” .
Per i bambini saranno organizzati laboratori, mentre per gli adulti gruppi di lettura: «imparare una lingua è molto più naturale se si parla di libri che facendo solo grammatica». Forse è proprio questa la scommessa più bella: dimostrare che una libreria può vendere libri, certo, ma anche mettere in contatto persone che fino al giorno prima si ignoravano. E in una città come Trieste, fatta da sempre di lingue, partenze e approdi, non è un’ambizione da poco.
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