Negli infiniti mondi fantastici c’è anche il regno di Pressburger

Lucilla Sergiacomo riformula la teoria di un genere frequentato sin dai tempi più antichi oltre il tempo e lo spazio



Dai viaggi agli inferi a quelli sulla luna, da Omero a Calvino, passando per Dante, Boccaccio, Galileo e Leopardi, Poe e Verne. Il saggio di Lucilla Sergiacomo,L'assoluta libertà del Fantastico” (prefazione di Gino Ruozzi, Odoya, pagg. 272, euro 18,00), ha il merito di riformulare una teoria del fantastico tesa a superare le pur benemerite indicazioni dello studioso bulgaro Tzvetan Todorov (1939-2017), considerato il principale teorico contemporaneo di questo genere letterario. La classificazione todoroviana, però, appare alla Sergiacomo troppo restrittiva, nella sua bipartizione tra fantastico "strano" e fantastico "meraviglioso".

Parte invece da una citazione di Claudio Magris il percorso della studiosa pescarese: «Il senso della molteplicità delle infinite storie che ci passano accanto è molto più vasto di ciò che può essere inventato». Insomma, se la realtà è sempre pronta a stupirci, sarebbe quanto meno riduttivo pensare che il fantastico sia qualcosa che si contrapponga necessariamente alla realtà stessa.

Quest'ultima, invece, già lo contiene, con tutte le sue potenzialità affabulatorie. Scrive Lucilla Sergiacomo: «Più che un "genere", come si tende a definirlo, il fantastico è un "modo" di raccontare o di rappresentare che attraversa il tempo e contamina generi di scrittura letteraria piuttosto lontani tra loro: dal poema epico classico, dove le divinità interagiscono con gli eroi e con le loro prodigiose imprese, al teatro greco e alle sue ricorrenti epifanie del soprannaturale; dalla fiaba antica, popolata da animali parlanti e creature fittizie, al romanzo di peripezia e alle sue avventure straordinarie». Ma nel saggio c'è anche spazio per le agiografie cristiane (una sorta di "nuova epica" incentrata sulle vite miracolose dei santi), la chanson de geste delle letterature romanze, i poemi cavallereschi rinascimentali con i loro intrecci regolati da misteri e incantesimi, il romanzo gotico inglese, i vari filoni narrativi dell'horror, della ghost story, dei freaks e dei vampiri. Fino alle propaggini più vicine a noi della poliforme e proliferante letteratura fantasy.

Non stupisce perciò, in uno spettro così ampio di letture e di riferimenti (sempre solidamente e accuratamente documentati), che possano trovarvi spazio autori e testi non canonicamente rapportabili alla dimensione del fantastico, come per esempio certi libri di Giorgio Pressburger, quali “Nel regno oscuro” e “Storia umana e inumana”, in cui lo scrittore ungherese di origini ebraiche, molto legato a Trieste, ha raccontato la sua esperienza immaginaria del mondo ultraterreno. «Misurandosi con Dante», spiega l'autrice, «di cui riprende con determinazione i molteplici ruoli di autore, protagonista, narratore e pellegrino di un impossibile viaggio nell'aldilà, lo scrittore opera continuamente quello sfondamento nel tempo e nello spazio che è caratteristico della finzione fantastica». —

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