Nel 1918 l’attentato dimenticato quando tre ufficiali spararono a Carlo I

Lo storico Lucio Fabi ricostruisce in un libro  un episodio della Grande guerra rimasto a lungo ignorato



Sono i primi giorni del maggio 1918, a Camino, oggi “al Tagliamento”, in provincia di Udine. Un corteo di macchine si ferma davanti Villa Stroili. Dalla prima vettura, grande e scoperta, scende l’imperatore d’Austria e re dell’Ungheria Carlo I, da due anni incoronato imperatore dopo la morte del prozio Francesco Giuseppe. Carlo I attraversa a grandi passi il giardino padronale e sale con il suo seguito sulla torretta della villa per assistere alle grandi manovre del suo esercito lungo il Tagliamento, in vista della prossima grande offensiva sul Piave. Dopo poco, scenderà in fretta e furia allontanandosi a tutta velocità verso Codroipo. Tra il frastuono dei colpi a salve, infatti, alcuni proiettili di fucile hanno colpito la torretta e un ufficiale del seguito, e sfiorato l’imperatore. Qualcuno ha tentato di uccidere Carlo I.

Di questo episodio - un attentato all’imperatore compiuto dai suoi stessi soldati -, che avrebbe potuto sconvolgere l’andamento della Grande guerra, ben poco si sa. Tutto, allora, venne messo a tacere, al punto che nessuna biografia dell’imperatore - proclamato beato il 3 ottobre 2004 da Papa Giovanni Paolo II - lo riporta. Però qualcuno, in quel maggio del 1918, ha visto, ha scritto e ha raccontato. Dopo esattamente cento anni, l’attentato fallito a Carlo I emerge da diverse testimonianze diaristiche e anche, per uno strano caso del destino, dai ricordi tramandati dal figlio di uno degli attentatori. Lo storico Lucio Fabi ha raccolto queste testimonianze, che ora riporta nel libro “Chi ha sparato all’imperatore? - Camino al Tagliamento nel turbine della Grande Guerra” edito da Ars Publica Editrice. Il volume ospita saggi dello stesso Lucio Fabi, Roberto Todero, Carmela De Caro e Gustavo Zanin, una ricca documentazione fotografica e diari inediti di civili ed ecclesiastici di Camino al Tagliamento, grazie alla collaborazione con la Biblioteca Civica V. Joppi di Udine e del parroco di Camino don Maurizio Zenarola.

La vicenda prende le mosse dopo lo sfondamento austro-tedesco del fronte tra Plezzo e Tolmino, il cosiddetto “miracolo” di Caporetto visto dalla parte degli Imperi Centrali, quando l’esercito italiano si ritira sul Monte Grappa e lungo il Piave, mentre gli austro-ungarici e i tedeschi occupano il Friuli e parte del Veneto, conquistando territori, risorse, paesi e città. A Camino al Tagliamento, come ovunque nei territori occupati, dove una parte della popolazione era fuggita oltre le linee italiane, i nuovi arrivati instaurano un rigido governo militare, volto a sfruttare ogni risorsa per scopi bellici. La vicina Codroipo diventa un centro logistico nevralgico della macchina da guerra asburgica, con diversi reparti accasermati, e poi comandi, ospedali, magazzini, depositi.

Il giovane imperatore Carlo, ora a capo di un esercito vittorioso, segue le sue truppe nei territori invasi. A Camino l’imperatore va più volte, fino a quattro secondo alcuni testimoni, specie in occasione delle manovre che si svolgono lungo il Tagliamento, in preparazione all’attacco che verrà sferrato sul Piave nel giugno 1918. È durante una di queste veloci visite che avviene il fatto. L’imperatore Carlo ha appena raggiunto la torre di Villa Stroili per assistere alle manovre, quando, tra il frastuono dei rumori della finta battaglia, alcuni veri proiettili di fucile raggiungono la torretta, sfiorano l’imperatore, colpiscono uno o più ufficiali del suo seguito. Immediatamente si interrompe la manovra, Carlo scende precipitosamente le scale, sale sulla macchina e con il seguito prende velocemente la strada per Codroipo, calpestando i fiori recisi che il sindaco del paese aveva fatto spargere in onore dell’illustre ospite. Il fatto venne messo a tacere, e nulla se ne seppe finché sono saltate fuori alcune testimonianze scritte. «Tra queste in particolare quella del figlio di uno degli attentatori, Lado Smrekar - spiega lo storico Lucio Fabi -, e si deve a Gustavo Zanin, l’organaro di Camino al Tagliamento, questo eccezionale ritrovamento». Fu dunque un giovane ufficiale sloveno, Andrej Smrekar, padre di Lado, con altri due ufficiali sloveni del Gebirgsschützen Regiment Nr. 2, a compiere l’attentato. I militari, approfittando della confusione della manovra, si appostarono e con fucili di precisione presero di mira l’imperatore. I tre non vennero mai individuati, ma l’intero reggimento restò consegnato, senza armi, in caserma a Codroipo. Del resto questo “dimenticato” non fu l’unico atto di aperta ribellione dei reparti slavi, testimonianza di come l’esercito imperiale nonostante il “miracolo” di Caporetto fosse ormai sull’orlo del collasso sotto le spinte nazionaliste. —

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