Nella camera di Simenon il peso fatale delle parole

Betina Liliàn Prenz è scrittrice e traduttrice. Nata a La Plata nel 1968, è costretta ad abbandonare l’Argentina nel 1975 per trasferirsi nella ex Jugoslavia e infine approdare a Trieste nel 1979, dove tutt’ora vive e lavora. Da poco ha esordito nella narrativa con “Morte con lode” (Baldini Castoldi), un giallo che muove le sue indagini nell’ambiente accademico. Di fianco all’ispettore Giuseppe Meneghini, fa la sua comparsa anche la docente universitaria Sara Katz, qui nei panni (anche) di detective, insieme all’ispettore indagherà sulla morte di una vecchia professoressa. Così Betina Prenz intreccia mistero e tensioni sentimentali. Il suo suggerimento: «Consiglio “La camera azzurra” di Georges Simenon. Un romanzo sulle parole, sulla loro libertà d’azione una volta che si trovano a fluttuare nell’aria, sulla leggerezza con cui le pronunciamo e sul peso fatale che possono assumere, sulla loro presunta innocuità, che può talvolta trasformarsi, a nostra insaputa, in motore assoluto del succedersi di terribili eventi ed azioni. Un romanzo, anche, sull’inquietante possibilità di ritrovarsi attori inconsapevoli di drammi ignoti. Come nel caso di Tony, un detenuto costretto a ripercorrere, davanti al giudice istruttore, e sempre da una prospettiva diversa, più volte la stessa scena: lei distesa sul letto sfatto, nuda, le gambe divaricate. Lui, in piedi, anche nudo, davanti allo specchio. Parlano, per il puro piacere di parlare, come succede dopo l’amore. Lui risponde senza riflettere, certo che quelle parole buttate lì non lascino alcuna traccia. Le tracce invece sono pesanti: due morti e un processo. Ma questo è un giallo sui generis, dove il delitto salta fuori solo alla fine. Occorre ripercorrere più volte la stessa scena assieme al personaggio, per scoprire, nelle ultime pagine, il motivo della sua detenzione. Due morti e un processo, un processo e due condanne. Una fine scontata, ma, paradossalmente, sorprendente, forse anch’essa celata nelle parole pronunciate nella camera azzurra: “Mi ami, Tony? “Certo…”». —



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