Surreale e irresistibile: la Debegnac apre la stagione alla Contrada di Trieste

Giovedì sera il debutto dello spettacolo interpretato da Ariella Reggio con la regia di Calabrese: in scena anche Marzia Postogna, Maurizio Repetto, Daniela Vidali, Enza De Rose e Giacomo Segulia

Annalisa Perini
Ariella Reggio (foto di Laila Pozzo)
Ariella Reggio (foto di Laila Pozzo)

In una casa senza muri e senza tetto, misteriosamente incastonata nella foresta slovena, abitano due donne, costrette a dividere la stessa stanza. Sono la Debegnac, burbera e amante della solitudine e dei libri, e Serena, una donna solare, che parla senza sosta e che sin dal nome, però, rappresenta anche la serenità dell’altra.

Giovedì sera alle 20.30 la nuova stagione di prosa del Teatro Bobbio si apre con “Ocio ala Debegnac!”, la nuova produzione della Contrada.

La commedia è firmata da Davide Calabrese, che ne cura anche la regia. Ne è protagonista Ariella Reggio, in scena con Marzia Postogna, Maurizio Repetto, Daniela Vidali, Enza De Rose e Giacomo Segulia.

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La Debegnac, evocata da Carpinteri e Faraguna in terza persona, nella sua tridimensionalità è nata come vero e proprio personaggio interpretata da Ariella Reggio, e il suo carattere si è evoluto via via, a partire dai video che, durante la pandemia, on line, cogliendola impegnata al telefono, hanno fatto il giro del mondo, sino a raggiungere le comunità di triestini in Sud America.

«Stavolta – racconta Calabrese – approfondiamo la sua vita, quello che le succede credendosi messa in disparte dalla famiglia e dal mondo in generale. Ma, entrando nella sua testa, scopriremo il suo universo pieno di vita, creatività e tanta voglia di vivere e fare».

Nello spettacolo, racconta Reggio, la Debegnac: «si anima in un personaggio teatrale. E pur trovandosi in un luogo non realistico, proprio surreale, una sorta di strano albergo tra i boschi che potrebbe fare parte di un sogno o chissà, diventa umana. E si relaziona con gli altri personaggi, provando sentimenti della vita comune. Al contempo il bello della commedia è anche il suo aprire le porte all’immaginazione e alla fantasia».

Lì, nella casa tra i boschi, la Debegnac ha già fatto scappare le coinquiline precedenti quando arriva Serena, che non solo non ha alcuna intenzione di andarsene, ma le contende perfino il letto più comodo. Le due allora fanno un patto e chi riuscirà a far perdere la pazienza all’altra resterà, mentre l’altra farà le valigie.

«La sfida, nata quasi per gioco, si farà così via via più spigolosa e, attraversando battute taglienti e situazioni surreali, porterà a galla un passato che poco si addice a due innocue signore», anticipa Reggio, che si dice sempre molto felice del fatto che la stagione della Contrada si apra con uno spettacolo in dialetto, una tradizione inaugurata da lei e Orazio Bobbio sin dai primi anni Ottanta con “Due paia di calze di seta di Vienna”. E stavolta è protagonista di una commedia che ha più livelli.

Uno spettacolo, sottolinea Davide Calabrese, godibile per un pubblico di ogni età, ma che racchiude anche un livello metateatrale. «Diventa quasi un “contenitore psicanalitico” – racconta l’autore e regista – perché la Debegnac, ogni tanto, viene visitata da uno psicanalista, che le fa alcune domande. E soprattutto la invita a contenere le emozioni. Ecco allora che con i suoi “balordi” tentativi di farlo, nella prima parte dello spettacolo, si entra subito nel parodistico. Ma in altri momenti la messa in scena spiazza, abbracciando, anche con altri toni, l’argomento della terza età, tema serio e caro alla città».

L’allestimento scenografico e i costumi sono di Andrea Stanisci che gioca con colori primari e accentua il tono surreale dello spettacolo, in cui un elemento fondamentale è la presenza di strumenti e musica dal vivo a cura di Anselmo Luisi (anche alla direzione musicale) e Enza De Rose (sue le musiche originali).

«Ariella inoltre – racconta ancora Calabrese – non soltanto si confronta con enorme autoironia con un personaggio che potrebbe avere facilmente delle sue caratteristiche, l’età anagrafica e soprattutto la sua grande vitalità, ma affronta anche, davvero, una grande prova atletica: è la sola a non uscire mai di scena, per tutta la durata dello spettacolo». Repliche sino al 25 ottobre.

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