Oleg Caetani, sul podio un nobile comunista

’Soave sia il vento’ che riporta al Teatro Verdi di Trieste, dopo quindici anni, “Così fan tutte ossia La scuola degli amanti”, terza e ultima parte della cosiddetta trilogia italiana – insieme a Nozze di Figaro e Don Giovanni – nata dal sodalizio artistico tra Mozart e Lorenzo Da Ponte. Considerata un vertice assoluto nella produzione mozartiana, costruita su una trama ispirata alle ‘Metamorfosi’ di Ovidio e a ‘La grotta di Trofonio’ di Giovanni Battista Casti, movimentata dai tipici meccanismi dell’opera buffa, l’opera in due atti fu commissionata a Mozart dall’Imperatore Giuseppe II e andò in scena per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio 1790, diretta dallo stesso compositore. Lo spettacolo che debutta stasera alle 20.30 è un progetto artistico di “Spoleto Festival dei 2Mondi” prodotto in collaborazione con la Fondazione Teatro Coccia di Novara per la regia di Giorgio Ferrara ripresa da Patrizia Frini, disegno luci di Daniele Nannuzzi con la collaborazione di Fiammetta Baldiserri mentre scene e costumi sono firmati da una grande coppia del cinema italiano come Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. In palcoscenico canteranno, da stasera a sabato 28 aprile, i soprani Karen Gardeazabal e Gioia Crepaldi (Fiordiligi), i mezzosoprani Aya Wakizono e Chiara Tirotta (Dorabella), i baritoni Vincenzo Nizzardo e Giuseppe Esposito (Guglielmo), i tenori Giovanni Sebastiano Sala e Ruzil Gatin (Ferrando), i soprani Giulia Della Peruta e Capucine Daumas (Despina) e i bassi Abramo Rosalen e Alessio Cacciamani (Don Alfonso). Il coro è preparato da Francesca Tosi. Sul podio il maestro Oleg Caetani, che dopo il grande successo ottenuto nel concerto inaugurale della passata stagione sinfonica ritorna a Trieste «con grande gioia in quanto molto affezionato a questa città speciale, unica in regione e in Italia, dove si sente sempre presente il passato austriaco».
Quale chiave di lettura ha scelto per questo capolavoro?
«Il Mozart che preferisco è l’ultimo in quanto penso che sia lui che altri compositori, trovino il loro linguaggio definitivo verso la fine. E così è per Mozart, che pur essendo al di sopra di tutti gli altri, alla fine trova un’essenzialità che non ha prima. Il fatto che ‘Così fan tutte’ sia poco credibile per il motivo che le donne non riconoscono i propri amanti è poco importante in quanto ciò che conta è la morale di grande saggezza che alla fine se ne ricava. Poi la musica è sublime in quanto racchiude in sé più elementi: la religiosità che, stranamente, qui ha una grande importanza, l’italianità davvero spettacolare, poi l’elemento massone più presente di quello che si pensi e, infine, uno slancio una freschezza e una naturalezza meravigliosa. Tutti questi fattori creano una diversità che si traduce in un arcobaleno affascinante e per questo ho scelto di farla senza tagli. Sottolineo ancora una volta che l’italianità in quest’opera è importantissima e qui abbiamo due cast che sono all’ottanta per cento italiani e poi anche l’orchestra, con la quale ho lavorato tanto sul suono e sui dettagli, è tutta italiana, per cui abbiamo centrato l’obiettivo di un ‘Così fan tutte’ scattante, brillante e leggero».
Maestro Caetani, lei proviene da una famiglia molto speciale… figlio di Igor Markevitch e discendente di Papa Bonifacio VIII da parte di madre…
«Mio padre, grande direttore d’orchestra, è stato il mio primo maestro, da lui mi viene l’immenso amore per la musica russa e mi è stato di grande esempio quando ho deciso di intraprendere questa carriera. Sono mezzo italiano e mezzo russo e gli anni trascorsi in Unione Sovietica hanno avuto un grande impatto su di me tanto che, come dice mia moglie, sono l’ultimo mohicano dei comunisti, perché ci credo sempre e penso che questo ideale avrà ancora un futuro. Poi discendere dal Papa significa molto per me ed è la ragione per la quale, allo scopo di continuare la discendenza di questa famiglia importantissima, ho voluto cambiare cognome e, grazie all’intervento del Presidente Pertini, ci sono riuscito».
Chi è Oleg Caetani quando ripone la bacchetta?
«Sono una persona normale, molto vicino ai miei collaboratori, musicisti o cantanti che siano perché mi sento uno di loro. Poi adoro sciare, nuotare e amo giocare a scacchi, una passione che ha contagiato anche mia moglie e le mie tre figlie. Inoltre, conoscendo diverse lingue, leggo molta letteratura in lingua originale».
Se la sua vita fosse la trama di un film quale titolo sarebbe appropriato?
«Sicuramente il mio motto che è “l’unione fa la forza”».
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