Olga Tokarczuk: «Nella diversità la risposta al caos di questi tempi»

Si chiude oggi l’edizione 2020 di pordenonelegge, che ha visto assegnare ieri alla scrittrice polacca Olga Tokarczuk, Premio Nobel 2018 per la Letteratura, il Premio Crédit Agricole FriulAdria “La storia in un romanzo” per la sua immaginazione narrativa, che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini come forma di vita. I suoi romanzi dai contenuti autobiografici, in cui la realtà assume forme poetiche, possono anche essere letti come saggi per la forza esistenziale di cui sono permeati. Il romanzo “Prawiek i inne czasy” (nell'edizione di Bompiani “Nella quiete del tempo”) è un racconto realistico e insieme una fiaba poetica su Prawiek, un villaggio immaginario nel cuore della verde Polonia, «un luogo al centro dell’universo» sospeso nel tempo, percorso dai fiumi Bianca e Nera, puntellato di valli e stagni ricchi di carpe, scandito dalle consuetudini più semplici, popolato da personaggi bizzarri come carte dei tarocchi e custodito da quattro arcangeli che vegliano i suoi confini e leggono la vita degli abitanti a partire dal 1914. «Molte esperienze, molti luoghi, molte persone -ha detto la scrittrice - , i piccoli dettagli ontologici scompaiono progressivamente se non vengono raccontati e ciò mi preoccupa. Nel mio romanzo ho riportato i miti raccontati da mia nonna, estendendoli e portandoli oltre il loro orizzonte. La letteratura è il modo più sofisticato di comunicare tra esseri umani e funziona perché raggiunge punti lontani e realtà diverse». Per la scrittrice polacca, la letteratura ha il ruolo di costruire relazioni tra fatti a prima vista lontani, sintetizzando l’esperienza del mondo in chiave romanzesca, arricchendola più di quanto la memoria, selettiva per natura, potrebbe fare: «C'è sempre bisogno di nuovi punti di vista e uno scrittore deve offrirne di differenti, non di scontati su cose ovvie. Ci sono due modi di guardare: uno concentrato semplicemente sulle cose utili, l’altro che indaga i legami tra gli oggetti, le loro connessioni e derivazioni. Le cose smettono di essere cose, la loro natura strumentale è solo apparenza, supera l’essere segno, indicando una realtà oltre le immagini. Bisogna concentrarsi per mantenere quello sguardo che è un dono, una vera e propria grazia. I libri aiutano ad essere più consapevoli di quello che accade attorno, a non pensare tutti le stesse idee, ad essere freschi, innovativi, e non schiavi delle idee altrui». In un mondo che ha bisogno di trovare nella profondità della parola e nell’unione con la natura una risposta al caos e ad una violenza cieca ed imprevedibile che lo percorre, la rivoluzione pacifica della Tokarczuk vede nell’empatia della letteratura un rimedio: «L’identificazione è il balsamo dell’anima. La convinzione che l’uomo sia una tragica monade, di stampo esistenzialista, e che il mondo sia polverizzato in tanti campi distinti è la visione monoteistica che ha portato alla crisi di oggi».
E conclude: «Il cambiamento è più nobile della stabilità ed è alla nostra portata, dobbiamo guardare alla realtà come una rete di complicate cose dipendenti l’una dall’altra. In una società globale come la nostra non si può vivere senza letteratura».
La giornata di sabato che ha visto protagonisti Gianrico Carofiglio col suo ultimo “Della gentilezza e del coraggio” (Feltrinelli); Annamaria Testa, leggendaria protagonista della comunicazione italiana; il premio Nobel Joseph Stiglitz, che ha raccontato come il «consolidamento del potere del mercato ha portato a un’esplosione della disuguaglianza nella finanza e nell’industria tecnologica»; la romanziera francese Delphine De Vigan e il suo viaggio nel cuore dei sentimenti con un’intensa storia a più voci e il ritorno di Rita dalla Chiesa, che con “Il mio valzer con papà” (RAI libri) ha consegnato memorie, aneddoti e racconti sul padre Carlo Alberto, vittima 38 anni fa dell’infame agguato che l’ha strappato all’amore della figlia. —
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