Gli ottant’anni de La Patrie dal Friûl, vetrina della cultura e progetto politico
Il 24 gennaio 1946 veniva pubblicato il primo numero dello storica rivista. Primo direttore l’avvocato Vittorio Gasparet

“Notte del 1946. Nevica. Due uomini avanzano in silenzio per una strada di Udine semi deserta. Sono assai diversi tra loro: uno, tutto nero e dimesso, ha la testa in avanti con sopra un tondo cappello da prete; l’altro, a capo scoperto, senza cappotto, con chioma e barba d’argento e con un bastone dal pomo pure d’argento, dà l’idea di una imponente e trionfale nave da guerra con remo. Il silenzio della città è ovattato e suadente. All’improvviso l’uomo d’argento s’arresta, s’inginocchia sulla neve, schiocca un bel bacio su di un foglio spiegato e prorompe: “Patrie, o scloparai jo, ma prime che tu mueris tu”. L’uomo nero assiste divertito alla scena”.
Così racconta quel momento Dino Virgili, il grande scrittore friulano. I due sono il professor pre Bepo Marchet e il dottor Felix Marchi e stanno uscendo dalla tipografia Pelegrin in borgo Gemona. Hanno in mano le prime bozze del nuovo periodico “Patrie dal Friûl”. Appartenevano a due mondi contrari. Li ho sempre affettuosamente definiti “il diaul e l’aghe sante”. Uno prete, l’altro anarchico. Il primo appena tornato dal confino politico fascista a Bobio, dove era stato mandato per certe lezioni di storia contemporanea fatte a scuola e non gradite al regime, l’altro, un dentista, un uomo dalle passioni forti che aveva conosciuto anche la galera per le sue idee libertarie.
Il primo numero uscirà ufficialmente il 24 febbraio a firma, come direttore responsabile dell’avvocato Vittorio Gasparet.
In Friuli spira più forte che mai quel vento di autonomia che sembra potersi dispiegare su queste terre. La “Patrie” diventa un punto di raccolta di tanti intellettuali che sognano e si impegnano per la nascita della Regione Friuli. Il giornale ospita una pagina curata dal Movimento Popolare Friulano per l’autonomia regionale, guidato da D’Aronco e che vede nell’avvocato Pietro Marcotti, in Luigi Ciceri, Eteredo Pascolo, Alessandro Vigevani i principali protagonisti. Non è solo un progetto politico, anzi è sempre più espressione del mondo culturale friulano, di scrittori e poeti che usano la marilenghe come strumento di grande creatività artistica.
Tanto fermento però sul piano politico, non può non creare anche polemiche e divisioni che nascono da chi nel movimento preme per soluzioni radicali e chi invece si muove con più cautela all’interno delle istituzioni. E tali ripercussioni si riversarono anche sul giornale, nel frattempo diretto sino al 1963 da Maria del Fabro, la moglie di Marchi.
Negli anni’70 riprende vigore l’idea autonomista con la nascita del Movimento Friuli che ritrova anche nella storica testata un momento di sintesi con l’affacciarsi sulla scena di Glesie Furlane. È pre Toni Bellina la figura chiave della nuova avventura del giornale, sarà lui il direttore dal 1978 al 1988. La sua satira pungente, un uso del friulano accattivante e contemporaneo come del resto tutta la sua produzione letteraria fanno della rivista un punto di riferimento in quel periodo dove i primi effetti della globalizzazione si fanno già sentire e il rischio di perdere l’identità di un popolo si preannuncia come un pericolo reale.
Gli anni successivi vedono Gianni Gubiani, Federico Rossi e poi Luca Nazzi alla direzione del periodico. La svolta più significativa avviene con un gruppo di giovani, in primis Andrea Venier e Christian Romanini che affiancheranno pre Toni sino alla sua scomparsa avvenuta nel’aprile del 2007. Lo stesso Venier ne erediterà il compito di direttore sino al 2010. Con lui la redazione si accrescerà e la “Patrie” si presenterà come una vera e propria palestra di giornalismo in lingua friulana per tanti nuovi giovani giornalisti. Dal 2010 sino al 2016 tocca al sottoscritto continuare su questa strada e poi ad Erika Adami “sino al 2019. Le succede Walter Tomada, che inaugura la sua esperienza in piena emergenza Covid.
In questi ultimi anni l’attività d’informazione si è arricchita con la nascita della “Machine dal timp”una collana editoriale che raccoglie opere, dalla storia alla narrativa, dall’inchiesta alla politica. A rapprentare quella terra che pre Toni Beline così descriveva: “Un Friûl simpri identic e simpri gnûf, une stesse idealitât che no à di vê pore di frontâ stradis simpri gnovis. Nissun no nus sigure dal esit, ma nisun no nus dispegne dal tentâ”. E quel tentativo è ancora oggi una promessa mantenuta.
Riproduzione riservata © Il Piccolo








