Piazza Unità d’Italia, un secolo di storia negli scatti della Fototeca

A Palazzo Gopcevich la mostra che racconta Trieste attraverso immagini, eventi e memoria collettiva

Nella piazza Grande di Trieste il primo luglio 1914 giunsero le salme dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia di Hohenberg, assassinati a Sarajevo tre giorni prima. Poi fu ribattezzata piazza Francesco Giuseppe e, dopo ancora, piazza dell’Unità d’Italia. Nel 1938 Benito Mussolini vi proclamò le leggi razziali di fronte a una folla in cieco visibilio, negli anni Sessanta solcarono il suo selciato i passi di Claudia Cardinale, nel 2010 i tre Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia vi si riunirono per dare chiusura simbolica al Novecento.

È nel contesto degli eventi collaterali alla mostra La Fototeca in piazza. Scatti di storia e storie che nella Sala Selva di Palazzo Gopcevich, domani mattina alle 11, si svolgerà la prima visita guidata con la curatrice Claudia Colecchia.

Nel 2025 ricorreva il centocinquantesimo anniversario della costruzione del palazzo municipale di Trieste, edificio che domina Piazza Unità d’Italia e ne costituisce il fulcro istituzionale e simbolico. La ricorrenza offre l’occasione per estendere lo sguardo sull’intero spazio urbano che lo accoglie, esplorandone le trasformazioni lungo l’asse non sempre rettilineo del tempo, a partire dalle prime testimonianze fotografiche.

Oltre 40 fotografi, tra cui Carlo Wulz, Giuseppe Wulz, Ferdinando Ramann, Carlo Wernigg, Pietro Opiglia, Adriano de Rota, Ugo Borsatti, l’agenzia Giornalfoto, Tullio Stravisi, Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana e Marino Sterle documentano momenti, volti, gesti e atmosfere.

Le vedute più antiche restituiscono una piazza brulicante affiancata dal giardino ottocentesco: esercizi commerciali, barbieri, ambulanti e bancarelle, tram affollati, alberghi, caffè. Sullo sfondo i velieri evocano il ruolo storico della città come porto imperiale.

Altre immagini raccontano i momenti iconici: l’attesa delle navi del 1918, i tragici giorni del 1953 e le emozioni del 1954 per il ritorno di Trieste all’Italia.

Non mancano scatti di indimenticabili lampi di quotidianità, come la piazza sferzata dalla bora, le riprese di Senilità con una giovane Claudia Cardinale, gli eventi sportivi e le storie movimentate della fontana dei quattro continenti.

Cuore visivo e simbolico dell’identità triestina, la piazza è un habitat fortemente vissuto, crocevia di tensioni sociali, spinte e istanze identitarie, proscenio dove la città si interroga e si racconta generazione dopo generazione, attraverso l’inesauribile linguaggio fotografico.

In esposizione trovano posto anche oggetti di vita quotidiana e curiosità: dal gioco della campana, al prezioso mandolino in vendita presso il negozio di Carlo Schmidl, ai rasoi dei barbieri, fino alle tazzine da caffè e alla tazza con copribaffi di fine Ottocento.

A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo contribuiscono materiali inediti, macchine fotografiche storiche e guide turistiche che rendono la visita un’esperienza coinvolgente e sorprendente.

La mostra rimarrà aperta fino al 6 aprile 2026, con i seguenti orari: da mercoledì a domenica, dalle 10 alle 17; lunedì e martedì chiuso. Ingresso libero.

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