Rocío Muñoz Morales porta gli spettatori in sala parto
Al Verdi di Gorizia e al Rossetti di Trieste lo spettacolo Contrazioni pericolose

«Lo spettacolo è vivo e pulsante, e noi siamo tre attori che si nutrono del respiro del pubblico, parte integrante della scena. Non ci potrà mai essere una replica uguale all’altra e tutto ciò rende preziosa la pièce teatrale». Questa è per l’attrice Rocío Muñoz Morales l’essenza della commedia Contrazioni pericolose, firmata da Gabriele Pignotta, e prodotta da Artisti Associati. Lo spettacolo andrà in scena mercoledì 18 marzo al Teatro Verdi di Gorizia, venerdì 19 e sabato 20 al Rossetti di Trieste e poi in tour in regione.
Muñoz Morales, Giorgio Lupano e Gabriele Pignotta raccontano un’amicizia che nasconde segreti mai confessati, poi svelati in modo inatteso. Si apre così un processo di introspezione per scavare nel profondo delle proprie emozioni. Tutto comincia nel reparto di Ginecologia dell’ospedale romano San Callisto con l’ingresso della partoriente Martina.
Cosa scatenano le Contrazioni pericolose?
«Un grande cambiamento per una donna, forse uno dei più importanti dell’esistenza: dare la vita a una creatura con la quale si avrà un legame per sempre. Noi raccontiamo proprio quei cambiamenti che la vita ci pone davanti e che ci mettono alla prova. Possono incutere paura, ma regalano forti emozioni e grande euforia. Ci poniamo anche tante domande, alle quali, forse, non abbiamo nemmeno una risposta: sarò all’altezza? come cambieranno le cose?».
La gravidanza è un momento di grande vulnerabilità, ma anche di grande forza. Come ha lavorato per rendere il suo personaggio autentico? E quanto di lei si riflette in Martina?
«Ho voluto collegarmi al mio vissuto, ma ho colto anche l'occasione per raccontare una donna diversa da me. Martina è forte e allo stesso tempo fragile, una donna che viaggia su due binari opposti. Interpreto un personaggio determinato e con un bel caratterino, acceso dalla mia spagnolità, passionale specialmente nel momento dei forti dolori delle contrazioni».
Tra una contrazione e l’altra arriva l’ostetrico Francesco, interpretato da Pignotta, che media tra mamma in travaglio e futuro papà impreparato alla notizia. Come siete riusciti a trasformare questo passaggio complicato in un intermezzo ironico?
«Se potessimo guardare dal buco della serratura delle sale travaglio, coglieremo probabilmente anche un aspetto comico in quei momenti. I tre personaggi si tolgono i filtri, e sono veraci nel tirar fuori le proprie fragilità e imperfezioni. Si aprono quindi tre prospettive diverse che danno vita a un intreccio fatto di complicità, riflessione e divertimento».
La futura mamma, spinta da diverse paure, nasconde la sua gravidanza a Massimo, il padre, interpretato da Lupano. Che consiglio darebbe Rocío a Martina di fronte alle sue insicurezze ?
«Rocío, mamma di due bambine, direbbe che avere la possibilità di mettere al mondo una vita è uno dei doni più potenti che ci siano. L’attesa di un figlio andrebbe vissuta con serenità, senza inseguire l’idea del genitore perfetto. Oggi viviamo in un’era dominata dai social, e spesso siamo condizionati dal giudizio e dal pregiudizio, e per questo, consiglio ai giovani di concentrarsi sulla propria esperienza di vita, perché è davvero preziosa».
Martina e Massimo condividono un’amicizia speciale che sembra scritta dal destino.
«Spesso perdiamo tempo ed energie per cercare lontano ciò che pensiamo di non avere, senza accorgerci di essere già vicini alla nostra completezza. Quello che crediamo ci manchi, in realtà, a volte è solo un inganno». —
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