Pordenonelegge 2026 dà voce al dissenso: nasce la Dissensio Arena per la libertà di parola
Dal 16 al 20 settembre la rassegna ospita autori in esilio da Afghanistan, Iran, Russia e Cina. Tra gli ospiti Vera Politkovskaja e il Premio Hemingway Burhan Sönmez

La libertà di leggere e scrivere non è ovunque un gesto naturale: in molti Paesi si paga un prezzo per esercitarla. A cinque anni dal ritorno dei talebani a Kabul, alle donne afghane è stato sottratto anche il diritto allo studio oltre la scuola primaria; centinaia di libri sono stati banditi o confiscati. Da questa realtà prende forma un nucleo forte della prossima edizione di pordenonelegge: dal 16 al 20 settembre la Dissensio Arena, in piazzetta del Portello, sarà dedicata alla libertà di parola e alle voci di chi l’ha difesa pagando con esilio, carcere o minacce.
E sono soprattutto le voci femminili a dare un volto concreto a questa geografia del dissenso, nel cartellone degli appuntamenti coordinato da Alberto Garlini. Dall’Afghanistan arriverà Zainab Entezar, autrice e regista costretta all’esilio in Germania dopo le minacce dei talebani. Giovedì 17 settembre porterà a Pordenone le testimonianze raccolte in “Fuorché il silenzio. Trentasei voci di donne afghane”, volume curato da Daniela Meneghini: donne che raccontano la vita dopo il 2021, la repressione e la resistenza. Venerdì 18 sarà invece la volta dell’artista tedesca di origine afghana Moshtari Hilall, che nel suo saggio d’esordio smonta la “bruttezza” come categoria costruita socialmente e politicamente, strumento per classificare e colpire corpi e identità non conformi.
Dall’Afghanistan alla Russia, la libertà ha anche il volto di Vera Politkovskaja, attesa domenica 20 settembre: a pochi giorni dal XX anniversario dell’assassinio della madre Anna, parlerà della sua eredità attraverso “Una madre. La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja”. Pordenonelegge le ha conferito l’onorificenza di Ambassador of Freedom: la sua presenza porta la memoria di una giornalista uccisa e la domanda sul prezzo della verità.
Sarà un atlante delle libertà negate, di identità in fuga e parole che resistono. Ci sarà l’iraniano naturalizzato olandese Kader Andolah, con l’anteprima nazionale di “Parla Zarathustra”, fra mito, storia e autobiografia. Arriverà a Pordenone la poetessa e attivista iraniana Bita Malakuti, i cui versi diventano testimonianza e dissenso nella prima traduzione italiana della sua raccolta. Leïla Slimani presenterà in anteprima italiana “Porterò il fuoco”, nuovo capitolo della saga familiare, mentre l’algerina Amal Bouchareb parteciperà con “I boccioli del mandorlo. Rifiorire in Palestina”, romanzo attraversato dal lutto e dalla guerra.
La Palestina sarà anche il terreno delle mappe di Matteo Meschiari, autore di “Mappe di Palestina. Una controgeografia per la pace”, mentre lo scrittore israeliano Assaf Gavron, traduttore in ebraico di Roth, Safran Foer e Salinger, porterà il romanzo “Seguendo le tracce”. Gavron è anche una voce critica nei confronti delle azioni del proprio governo: un altro modo di intendere il dissenso, dall’interno di una società lacerata.
La Cina avrà la voce di Liao Yiwu, in esilio a Berlino dal 2011. Imprigionato per quattro anni dopo “Massacro”, poema sulla repressione di Tiananmen, ha trasformato l’esperienza in letteratura di denuncia. A Pordenone riprenderà il filo di “Wuhan”, dedicato al comportamento del governo cinese durante la pandemia. Dalla Turchia arriveranno il curdo Burhan Sönmez, Premio Hemingway 2026, che in “Gli amanti di Franz K.” torna sulla letteratura come memoria e resistenza morale, e Açelya Yönaç, autrice de “La casa turca”, storia di una scrittrice sospesa fra lingue e appartenenze. Dalla Georgia Ruska Jorjoliani racconterà il rientro nel Paese d’origine. Non manca l’Ucraina, con Yaryna Grusha, arrivata in Italia da bambina di Chernobyl, che con “L’album blu” restituisce memoria e quotidianità dell’Ucraina contemporanea. Il
giornalista Daniel Schulz presenterà in anteprima “Io non sento più le sirene”, mosaico di reportage sulla vita in un Paese in guerra. E Andrea Iacomini, portavoce Unicef, sarà a Palazzo Klefisch giovedì 17 settembre con “A Kabul per una luce accesa”, racconto della dignità di chi resiste.A completare l’itinerario Tonia Mastrobuoni, con l’inchiesta “La peste. Indagine sulla destra in Germania”.
Un programma fitto, ma soprattutto un’idea precisa: fare della nuova Arena un luogo nel quale la letteratura si possa misurare con rischio, libertà e responsabilità della parola. È il senso del sottotitolo di pordenonelegge, Festa del libro e della libertà, reso concreta dalle voci di chi ha scelto di non adeguarsi.
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