"Lo speziale di Steinbrueck", il noir storico friulano che debutta a Pordenonelegge

Il fisico maniaghese Matteo Mantoani presenta il suo libro d'esordio al Teatro Verdi, un giallo ambientato nel Friuli del Settecento tra cramars e alchimia

Marta Herzbruch

Tra i 650 appuntamenti in programma alla 27esima edizione di Pordenonelegge, la Festa del libro e della libertà che si terrà dal 16 al 20 settembre 2026, accanto alle grandi firme nazionali e internazionali, come Michel Houellebecq, Laura Morante, Eshkol Nevo, Salman Rushdie, o Peter Sloterdijk, la kermesse pordenonese ospiterà anche i debuttanti”, chissà, forse le grandi firme di domani.

È il caso di Matteo Mantoani, nato a Maniago, in provincia di Pordenone, nel 1987, laurea in Fisica nucleare a Trieste e dottorato a Gottinga, che giovedì 17 settembre 2026 alle 19 presenterà il suo romanzo d’esordio “Lo speziale di Steinbrueck” (Fazi Editore, pp. 357, Euro 18, 50) al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone. L’incontro sarà introdotto e presentato da Roberto Cescon e, come tutti gli eventi del festival, è a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti in sala. Mantoani sarà inoltre presente anche alla edizione 2026 della Barcolana: un mare di racconti”.

Esordio senza dubbio felice, quello dello scrittore pordenonese che ha dato vita a un’opera fresca e contraddistinta da vivace spontaneità espressiva.

La trama del romanzo

La vicenda si sviluppa a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo nell’immaginario Orgnasso, piccolo borgo friulano prealpino sulle sponde del fiume Meduna, e narra della vita di Iacum”, Giacomo d’Andrea, terzo figlio di una contadina indigente che sostiene l’economia familiare attraverso una poco redditizia attività di sericoltura domestica.

Dopo la prematura morte della madre è costretto ad abbandonare il paese e a trasferirsi in Carnia, a casa della zia Teresa: una donna emancipata che fa spola tra Venezia e il centro Europa per commerciare in spezie, medicamenti e mercerie. Con in spalla la sua “crassigne” (cassettina di legno a scomparti), la zia Teresa è una “cràmars” (mercanti ambulanti transfrontalieri), indipendente, acculturata e che veste i pantaloni.

È lei ad affidare il nipote alle cure degli Hauer, proprietari della spezieria austriaca Apotheke des Ofensa Steinbrueck e a farlo impiegare come apprendista, cambiandogli la vita.

Quarantasette anni dopo, nel 1738, un ormai maturo e benestante Giacomo d’Andrea, ribattezzatosi Gottlob Kramer, ridanciano e sbruffone fino all’eccesso, si ritrova a ripassare nei pressi del suo paese natale. Il ritrovamento del cadavere di una donna sul greto del fiume e il riflesso della sua bionda chioma evocante un ricordo d’infanzia, lo tratterranno in loco per risolvere il mistero.

La Repubblica di Venezia che governa la regione è in decadenza e Orgnasso è ormai un paese trascurato e vessato dai briganti. Il sagace speziale però non si scoraggia. A lui non si addice il motto “ognun al bale cun sô agne” (“balla con tua zia, fatti gli affari tuoi”), visto che la curiosità della zia è pari la sua, e si getta a capofitto nell’indagine.

Con il supporto del figlio della vittima, Nicola (un po’ buon selvaggio, un po’ Watson), Iacum affronta grotte imbrattate con simboli alchemici, sospette sparizioni di registri ecclesiastici e silenzi che proteggono rapporti inconfessabili. Mentre però, armato della sola ragione, avanza verso la verità, il suo cuore s’immalinconisce nel ricordo. La dea Meduna, il cui potere guaritore aleggia tra i flutti del fiume, gli permetterà di risanare le dimenticate piaghe dell’anima?

I riferimenti dell’autore

Diviso in tre piani temporali abilmente alternati che rispecchiano le tre età del protagonista, ovvero infanzia, adolescenza e maturità, l’autore si è ispirato per i primi due periodi al Bildungsroman tardo settecentesco, mentre per l’ultimo intreccia il racconto storico con una trama fra il cozy mystery e il country noir, stemperata da attimi di leggera convivialità, atmosfere barocche e dai numerosi “mot d’esprit” del protagonista.

Nonostante alcuni anacronismi ideomatici e situazionali, Mantoani ci regala un racconto suggestivo e ben costruito dove il protagonista (in parte suo alter ego? Nato esattamente 300 anni prima dell’autore), con l’intelletto può ricomporre i fatti, ma non dominare il destino che, come il capriccioso torrente, non sempre si mostra in superficie, ma sempre scorre.

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