Vittorini, Quasimodo e la libertà irrequieta tra Gorizia e Siracusa

L’esperienza culturale vissuta dallo scrittore e dalla moglie Rosa negli anni isontini dialoga con la città siciliana, punto di partenza e arrivo, grazie a un libro e una mostra. E spunta anche una poesia inedita di Salvatore dedicata a un certo fiume della memoria

Andrea Giuseppe Cerra
Elio Vittorini, scrittore, traduttore e critico letterario, visse a Gorizia tra il 1927 e il 1929
Elio Vittorini, scrittore, traduttore e critico letterario, visse a Gorizia tra il 1927 e il 1929

A Gorizia, nei versi di Salvatore Quasimodo, l’Isonzo non scorre. Eppure, è proprio da un fiume, e da una pagina goriziana dimenticata per quasi un secolo, che riemerge il filo capace di legare il poeta alla città di confine.

Nel maggio del 1926, sulle pagine di Squille isontine, compare infatti “La càtarsi”, una poesia giovanile rimasta fuori dalle bibliografie quasimodiane. Gli studi condotti da Antonella Gallaroti fanno ipotizzare che il fratello Vincenzo, collaboratore della rivista, abbia invitato Salvatore a contribuire alla stessa con una sua opera.

Il poeta dialoga con un fiume, non l’Isonzo, e nel suo corso fa riaffiorare la Sicilia, il mare Jonio, la terra d’origine: «Ma tu fiume mi senti; ed io t’ascolto», scrive, prima di affidare alla memoria il sogno delle «sirene / lungo le rive del mio mare Jonio».

È una traccia minima, quasi clandestina, ma proprio per questo preziosa: quella carta e quell’inchiostro costituiscono, secondo la ricerca contenuta nel volume, la testimonianza finora individuata del rapporto di Quasimodo con Gorizia.

Da questa scoperta prende avvio, idealmente, “La libertà irrequieta. In viaggio con Elio Vittorini e Rosa Quasimodo tra fughe e soggiorni di frontiera”, il volume curato da Livio Caruso, pubblicato da Lithos Editrice e da Libreria antiquaria Drogheria 28 di Trieste. Il libro accompagna una mostra che nasce a Siracusa, alla Biblioteca Museo “Elio Vittorini”, nel settembre 2026, e approda poi a Gorizia, al Kulturni Center “Lojze Bratuž”, nel 2027, nel centenario dell’arrivo in città di Rosa Quasimodo ed Elio Vittorini.

Si ricostruisce un sodalizio sentimentale, la celebre fuitinadi Rosa ed Elio. Un passaggio formativo nel quale biografia e letteratura finiscono per sovrapporsi. Gorizia, per Vittorini, non è una parentesi geografica; è un luogo nel quale prende forma una parte della sua vocazione, mentre per Rosa diventerà una delle coordinate profonde della propria identità. Anni dopo si definirà una «donna di confine», sospesa tra Sicilia e Gorizia. In quel periodo il fratello Salvatore frequentò brevemente la città isontina per far visita alla sorella.

Dunque, l’obiettivo non è raccontare la frontiera come una linea che separa, ma come uno spazio che mette in comunicazione. Siracusa e Gorizia sono lontane sulla carta, ma diventano vicinissime attraverso le biografie, i libri, gli affetti e le immagini. Il catalogo costruisce così un ponte tra due città e due paesaggi culturali, nel quale l’Anapo e l’Isonzo diventano quasi coordinate simboliche di una stessa storia.

Rosina Quasimodo con i genitori a Gorizia nel 1926
Rosina Quasimodo con i genitori a Gorizia nel 1926

Come nasce la mostra

Il progetto artistico nasce infatti proprio dall’idea di un rapporto fra le due città e fra i loro fiumi. Caruso chiarisce la natura dell’operazione con parole che meritano di essere prese sul serio. L’esposizione, spiega, è frutto di ricerche «letterarie, filologiche, artistiche», talvolta anche «scientifiche e filosofiche» e per questo può essere collegata a determinati luoghi e personaggi. Soprattutto, «non è solamente» un’operazione artistica, «ma anche letteraria, archivistica e documentale».

Il curatore insiste anche su un secondo aspetto: «Non una mostra precostituita, un “pacchetto” pronto e definitivo», ma «un evento vivo, in crescita attorno al nucleo iniziale».

È una definizione che vale anche per il volume, perché spiega la scelta di concepire il percorso in più tappe. Siracusa sarà l’avvio; Gorizia, nel 2027, non una semplice replica, ma un ampliamento della documentazione e delle opere. Il progetto guarda inoltre a Milano nel 2028, con la possibile collaborazione del Centro Apice dell’Università Statale, dove è conservato il Fondo Vittorini.

La ricostruzione di Menato

Il nucleo documentario è particolarmente significativo. Marco Menato ricostruisce i soggiorni goriziani di Vittorini e la geografia concreta della sua permanenza: il giovane scrittore risulta residente in città dal settembre 1927 al febbraio 1929. Sono gli anni nei quali la vicenda amorosa con Rosa si trasforma lentamente in esperienza umana e culturale, mentre Gorizia, città multiculturale e di confine, entra nell’immaginario dello scrittore.

Lo studio condotto mostra come su Ungaretti e il territorio goriziano molto sia stato scritto, mentre su Vittorini si registrino solo due convegni di cui si scrive, a partire dalla constatazione del peso enorme che la memoria dell’Isonzo e del Carso ha avuto nella cultura goriziana.

La città ha già una potente mitologia letteraria legata alla Grande Guerra; il catalogo prova invece a restituirle un’altra storia, quella di una città vissuta quotidianamente da giovani intellettuali, luogo di passaggio, incontro, formazione e scoperta.

Dentro questo quadro, la vicenda di Quasimodo assume un rilievo quasi inatteso. La poesia “La càtarsi”, precede di pochi anni la grande stagione poetica del Nobel e mostra un autore ancora lontano dalla fisionomia dell’ermetico maturo. La forma tradizionale del componimento e il dialogo con il paesaggio fluviale fanno emergere una voce ancora in formazione. Ma soprattutto colpisce il movimento della memoria: il Nord diventa occasione per tornare alla Sicilia.

Le fotografie del Fondo

Anche la componente fotografica contribuisce a dare concretezza al racconto. Il Fondo Luigi Crocenzi del Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo porta nel progetto le immagini legate a Vittorini e alla sua idea della fotografia come strumento di conoscenza e racconto.

La fotografia non è dunque un semplice ornamento del catalogo, ma un altro modo per interrogare il rapporto fra scrittore, realtà e memoria. Viene raccolta documentazione attraverso i materiali provenienti dal Fondo Mischou della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e riproduce le pagine di Squille isontine grazie all’autorizzazione della Biblioteca Statale Isontina.

Gorizia diventa così molto più di uno sfondo. È una fucina culturale, una città nella quale Vittorini consolida i rapporti con le riviste letterarie e nella quale Rosa matura quella particolare coscienza di essere, appunto, una donna di confine.

Siracusa, invece, rappresenta il punto di partenza e insieme quello del ritorno: la Biblioteca Museo “Elio Vittorini” conferisce al progetto un luogo fisico in cui la memoria dello scrittore non è astratta, ma custodita attraverso libri, documenti e testimonianze. Ed è qui che il dettaglio iniziale torna a illuminare l’intero percorso scientifico/espositivo. L’Isonzo non è il fiume della poesia di Quasimodo, ma finisce per diventare il fiume della memoria del progetto. Perché sulle sue rive, e sulle pagine di una rivista che ne porta il nome, è rimasta una traccia del poeta siciliano; perché a Gorizia si intrecciano le vicende della famiglia Quasimodo e di Vittorini; perché un secolo dopo quella traccia torna a essere interrogata.

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