Il Premio Saba 2026 va alla poesia di Patrizia Valduga
L’autrice veneta vince il riconoscimento nella sesta edizione dell’evento: verrà celebrata il 21 marzo negli spazi del museo Lets di Trieste

Anche quest’anno Trieste celebra la primavera con la poesia e lo fa con una donna. È infatti la veneta Patrizia Valduga (che da molti anni vive a Milano) a vincere la VI edizione del Premio Umberto Saba, promosso dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dal Comune i Trieste in sinergia con Lets Letteratura Trieste e curato dalla Fondazione Pordenonelegge.it.
La poetessa verrà celebrata il 21 marzo, alle 17, negli spazi del Museo Lets Letteratura. L’evento si articolerà poi in un animato dialogo intorno ai temi della raccolta premiata. Con la vincitrice Valduga interverranno i componenti della Giuria: i poeti Claudio Grisancich (presidente), Franca Mancinelli, Antonio Riccardi e Gian Mario Villalta e il critico letterario Roberto Galaverni.
Valduga è sempre stata una poetessa frontale, ma in modo, se vogliamo, classico, ad iniziare dalla forma. Anche l’ultimo libro, “Lacrimae Rerum” (Einaudi, pag. 70 euro 10), si attiene al distico di endecasillabi baciati oltre alla chiara ispirazione virgiliana del titolo. In fondo la grazia della forma classica ha sempre permesso alla poesia di dire molto (di sé, del mondo) in maniera molto diretta, ma pur sempre protetta da una certa eleganza. Quella del ritmo, certo, ma non solo.
Valduga fin dall’esordio (con “Medicamenta” nel 1982) ha tenuto fede a tutta la metrica tradizionale. Ed anche allora, in “Medicamenta”, il suo merito era proprio il perfetto equilibrio tra l’audacia dei temi e il rispetto rigoroso della forma. “Lacrimae Rerum” conferma questo talento – notato fin da giovanissima, quando a scoprirla fu Giovanni Raboni, un altro gigante del verso, divenuto poi suo marito.
L’ultima raccolta prevede una poesia che pur rimanendo in un ambito (anche) confessionale, di dialogo interiore, ci restituisce temi quali la solitudine, l’invecchiamento, la morte – spesso non privi di ironia – ma anche la solitudine, la rovina e la morte del mondo. A partire dal moltiplicarsi delle ingiustizie di questi ultimi anni.
Non a caso la giuria del riconoscimento ha messo in luce, tra gli altri, questo aspetto: «La raccolta è l’esecrazione dei mali del mondo attuali, tanto più dolenti perché amplificati dalla comunicazione e dalla sua frequente stolidità, fino ai toni più tesi dell’invettiva. Ma la voce che condivide quel dolore non è soltanto commento o giudizio: è quella di una vita straziata che combatte i propri limiti, evidenziando quanto possa risultare lacerante l’indifferenza alla quale si rischia tutti di fare abitudine. Un’indifferenza travestita da sentimentalismo, dalla retorica dell’informazione».
Quindi rimane acceso il tema civile, sempre presente nella poetica di Valduga, declinato alle tragedie e alle guerre contemporanee più eclatanti. Ce lo dice bene la poetessa, l’egoismo, l’indifferenza e certo la violenza sembrano le nuove abilità dei «Padroni della guerra e della morte», in un Occidente che si presta in continuazione ad essere «fucina / di questa infamia di furia assassina».
Ma l’ingiustizia e la mancata umanità trionfano un po’ ovunque, anche nelle realtà più prossime. Dal suo esordio Patrizia Valduga ha pubblicato molte raccolte in versi per Guanda, Einaudi, Mondadori e molteplici traduzioni di Shakespare, Done, Valery, tra gli ultimi lavori la nuova versione dei “Canti” di Pound per Mondadori.
«Il Premio Umberto Saba – ha osservato il vicepresidente della Regione Mario Anzil – si conferma appuntamento di rilievo per il Friuli Venezia Giulia e per Trieste, città che nella sua storia ha saputo essere crocevia di culture e di grandi voci letterarie. Premiare Patrizia Valduga significa riconoscere una delle voci più autorevoli della poesia italiana contemporanea e ribadire con forza quanto la poesia continui a essere uno strumento di conoscenza e dialogo con il nostro tempo».
Riflessione che trova conferma nelle parole del vicesindaco di Trieste Serena Tonel: «Il Premio Saba offre a tutti un’occasione per scoprire i poeti contemporanei e riscoprire i poeti del passato, in un luogo d’eccezione: la città di Trieste, crocevia di culture, che da sempre ha un ruolo privilegiato nel panorama culturale nazionale e internazionale e che qui si vuole porre come un ponte tra presente, futuro e la tradizione dei grandi letterati e poeti legati alla città».
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