Pur con tante imperfezioni e limiti l’Europa ha dato vita a una società dove libertà e dignità hanno senso

L’Europa è una dimensione politica ed economica. Uno stare insieme seguendo comuni valori e interessi. E’ una sintesi di buone ragioni. Ma ha bisogno di ricominciare a nutrire passioni. L’Europa, in fin dei conti, ha una profonda spiritualità da fare rivivere. La riprova sta nelle pagine di “Ciò che possiamo fare” ovvero “la libertà di Edith Stein e lo spirito dell’Europa” nella riflessione di Lella Costa, per Solferino (pagg. 126, euro 9,90).

Il libro scava nelle parole d’una teologa nata ebrea, convertitasi al cattolicesimo, allieva prediletta d’un grande filosofo come Husserl, ostile al nazismo e dunque deportata e uccisa nell’orrore di Auschwitz e infine proclamata santa dalla Chiesa. E l’attenzione si ferma soprattutto sulle parti che insistono su dialogo, pace, relazioni tra popoli e culture diverse, valori dell’Europa. Una rimeditazione profonda sulla convivenza e sulla necessità, ancora attuale, di difenderci dai veleni di nazionalismi e populismi. Sono parole forti, che varrebbe la pena leggere insieme a quelle di un’altra grande protagonista del pensiero politico e della spiritualità del Novecento, Simone Weil. Radici e nobiltà d’una cultura di cui l’Europa, nonostante tutto, continua a nutrirsi.

“All’alba di un mondo nuovo”, scrivono Angelo Panebianco e Sergio Belardinelli, per Il Mulino, (pagg. 132, euro 12,00) cercando di vedere, nel futuro delle Ue, non solo limiti e problemi (tutti evidenziati senza risparmio di critiche), ma anche possibilità di sviluppo migliore, della convivenza democratica e della crescita economica e sociale. Le pagine affrontano questioni politiche, culturali, religiose. E costruiscono una “piattaforma teorica” che gli autori definiscono “realismo liberale”, con un pensiero riformista: “Non si possono eliminare del tutto i conflitti e le ingiustizie ma si può fare moltissimo per alleviarne gli effetti negativi”.

Spiegano i due autori: “Condividiamo l’idea che la civiltà liberale, con i suoi principi, le istituzioni, le regole, sia il più importante ‘dono’ dell’Europa moderna al mondo... Si tratta del frutto più maturo della tradizione cristiana”. È vero, “la civiltà liberale non ha mai trovato piena realizzazione. L’Europa resta lontana dall’avere dato piena attuazione a quell’insieme di ideali e istituzioni. Tuttavia, pur con tante imperfezioni e limiti l’Europa - insieme a quel mondo occidentale che ne è diretta filiazione - ha dato vita, ispirandosi a quegli ideali, a società più vivibili di altre, dove ‘libertà’ e ‘dignità’ non sono parole vuote”. Un patrimonio da difendere e rafforzare.

Valori forti. Interessi e qualità della vita. Di cui parla con competenza Gianmarco Ottaviano in “Geografia economica dell’Europa sovranista” (Laterza, pagg. 164, euro 16,00). La partenza è la presa d’atto della sfiducia crescente in parte delle opinioni pubbliche europee verso le istituzioni Ue, sotto il peso delle conseguenze d’una globalizzazione impetuosa che ha peggiorato il tenore di vita di ampi settori dei ceti medi. Si cerca rifugio nel sovranismo, negli slogan dei populisti che di fronte a problemi complessi, preferiscono la propaganda delle ricette facili e la costruzione di un “nemico” (le banche, le élite, gli islamici...) alla difficile arte del governare con lungimiranza e responsabilità. Scrive Ottaviano: “Gli europei sono spaventati dall’aggressività della concorrenza internazionale, dalla delocalizzazione del lavoro, dagli immigrati. In molti votano i sovranisti per essere protetti e vogliono la fine della Ue. Ma siamo sicuri che senza Ue le nostre economie saranno più competitive e i posti di lavoro più sicuri?”. Con dati, fatti e analisi ben documentate, si dimostra di no. Lo sostiene anche Thierry Vissol in “Europa matrigna, sovranità, identità, economie” (Donzelli, pagg. 231, euro 19,00): di fronte all’assalto sovranista le istituzioni Ue, senza cedere alle lusinghe della cosiddetta “democrazia diretta”, devono saper costruire e rilanciare “un modello fondato sulla solidarietà sociale e sullo sviluppo competitivo a livello globale”. Una grande sfida possibile. —

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