Quanta nostalgia dei maestri oggi prevalgono i “piacioni”

Gustavo Zagrebelsky indaga i rapporti  fra un “alto” e un “basso” che vanno preservati contro  l’appiattimento del pensiero



Rivoltare il senso comune delle cose, scuoterne via la routine che le impolvera e mummifica. Non è un’ideologia, men che meno politica, ma l’inclinazione dello spirito che rivendica la libertà da cui la buona politica si sviluppa. “Mai più senza maestri” (Il Mulino, pagg. 153, euro 14) asserisce Gustavo Zagrebelsky e la pacatezza del suo argomentare si manifesta a partire dall’assenza del punto esclamativo che il motto opposto sui muri di Parigi del’68 “Mai più maestri! ” , invece intimava.

Nel breve saggio Zagrebelsky, professore emerito di Diritto costituzionale all’università di Torino e già presidente della Corte costituzionale, riannoda i fili di temi d’occasione già parzialmente affrontati in interventi pubblici su quotidiani, siti web e nelle rare apparizioni televisive, poggiandoli su una agile struttura dialettica e ricorrendo spesso all’esegesi biblica. Il maestro è colui che “è più avanti” , provvisoriamente, sottolinea Zagrebelsky, e trae a sé. Indica il cammino ai discepoli impegnati sulla stessa strada verso la meta comune, e nulla impedisce che il loro rapporto si inverta, sopravanzandolo, o trovando una via autonoma e magari migliore.

Anche se Zagrebelsky rifugge dalle frasi fatte, non è difficile dedurre che questo è il “buon maestro” , anzi l’unico. L’ingenuo slogan del Maggio francese, invece si è trovato pervertito aprendo la via a acidi luoghi comuni che imprigionano la riflessione. Le élites chiuse a riccio nelle loro rendite di posizione contro la “gente” , i “professoroni” che non vogliono far ripartire il Paese, di aristocrazia opposta a democrazia. Di contro la scelta di un linguaggio volgare e puerile, la battuta piaciona e il dileggio per essere accolti come “uno di voi” . Impossibile non riscontrare traccia di attacchi personali allo stesso Zagrebelksky. Qui altro stile. Il saggio rispettoso, innervato di trattenuta passione civile, parla di un “alto” e un “basso” che esistono e anzi vanno preservati contro l’appiattimento del pensiero che omologa il sentire comune ma ciò facendo inganna, conserva le distanze e aumenta i privilegi dei pochi. Se, insiste Zagrebelsky, nelle nostre società stressate dalla necessità di sopravvivere ai numerosi fattori di crisi che essa stessa genera e nutre, si esprime il dogma “non ci sono alternative” , la politica d’azione con la sua pletora di economisti, sociologi, politologi, giuristi, è mobilitata solo a perpetuare l’esistente.

E qui si torna ai maestri, dal latino “magnus” , grande. Mentre i ministri, che derivano dalla radice “minus” , minore, amministrano, quindi svolgono una funzione subordinata, i maestri indicano ciò che ancora non c’è ma potrebbe, sperabilmente, essere. –



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