Refn sbarca a Cannes con due episodi di una serie molto noir



I veti del direttore del Festival di Cannes Thierry Fremaux interessano Netflix e altre piattaforme streaming, escluse dalla corsa per la Palma d’Oro per preservare la centralità dell’esperienza di fruizione dei film in sala, ma non impediscono comunque a Nicholas Winding Refn di raggiungere la Costa Azzurra per presentare due episodi della serie televisiva “Too Old to Die Young” targata Amazon. I dieci episodi della serie diretta dal visionario regista danese di “Drive”, “Only God Forgives” e “The Neon Demon”, ideata e scritta assieme all’autore di fumetti Ed Brubaker, andranno in onda su Prime Video a partire dal 14 giugno. Miles Teller (il batterista di “Whiplash”) sarà il detective Martin Jones, un poliziotto dalla doppia vita che, dopo aver inavvertitamente ucciso una donna, si vedrà trascinato in un mondo sotterraneo di criminalità, omicidi e redenzione.

Assieme all’uomo che ha sparato al suo collega, sarà costretto ad affrontare sicari della Yakuza, assassini del cartello di droga messicano e della mafia russa, baby killers. Nel cast, assieme a Teller, ci saranno anche John Hawks, Jena Malone, Augusto Aguilera e William Baldwin. Al Festival di Cannes vengono presentati oggi, in anteprima mondiale e ovviamente fuori concorso, due degli episodi della serie: non il primo e il secondo, ma il quarto e il quinto, per decisione dello stesso regista. Ma le uniche immagini a disposizione della stampa sono quelle del trailer diffuso in rete nel mese di aprile (quest’anno il festival non organizza proiezioni anticipate per i giornalisti, se non per pochissimi “eletti” ufficiosamente e arbitrariamente scelti, impedendo a tutti gli altri colleghi un puntuale servizio di critica e cronaca). Sono immagini suggestive che, fedeli alla cifra post-moderna dell’autore, promettono un viaggio allucinato nella notte di Los Angeles e nel deserto del New Mexico, tra luci al neon, fumo di pistola e le note acide di Cliff Martinez che anche stavolta compone le musiche per Refn.

Il concorso, intanto, non decolla: delude Ken Loach (due volte Palma d’Oro), che in “Sorry, We Missed You” si conferma sensibile osservatore della “working class”, ma narrativamente imbrigliato nel suo ideologismo; più interessante, pur con le sue fragilità, “Atlantique”, in cui la cineasta di origini senegalesi Mati Diop, raccontando la storia d’amore tra i giovanissimi Ada e Suleiman, affronta il tema della migrazione con afflato magico. —



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