“Relic” horror claustrofobico al femminile dove il vero mostro è la paura della malattia

IL PROGRAMMA
“Planet Terror. The Year in Horror” è l’emblematico titolo di un articolo del critico Kim Newman sul cinema di paura di questo disgraziato 2020, appena pubblicato sul numero di novembre della prestigiosa rivista inglese “Sight & Sound”. Newman - che fa parte del comitato scientifico del Trieste Science+Fiction e ne è storico frequentatore - ricorda che il cinema horror è in generale considerato specchio degli incubi del proprio tempo. Ma osserva anche che questo riflesso è spesso deformato attraverso metafore, oppure agisce in anticipo o in ritardo rispetto al tempo che viviamo. Così, se il Covid ha già partorito un horror che registra la pandemia - “Host”, tutto girato su Zoom - è curioso che alcuni titoli realizzati nel 2019 abbiano anticipato l’odierno “Zeitgeist” con storie di sopravvivenza (“The Hunt”) o di confinamento (“The Lighthouse”).
Fra questi film premonitori, quello considerato da “Sight & Sound” il più importante è l’horror claustrofobico “Relic”, folgorante debutto registico della giovane australiana Natalie Erika James, presentato al Sundance, premiato per la miglior regia e sceneggiatura a Sitges, e in programma oggi alle 22 su MyMovies.it per il Science+Fiction. Film di progressiva atmosfera angosciosa, più che di spaventi improvvisi, “Relic” è la storia di una maledizione familiare tutta ambientata in una grande casa di campagna isolata. Lì vive da sola l’anziana Edna, madre di Kay e nonna della giovane Sam. Un giorno Edna sembra essere scomparsa, la figlia e la nipote accorrono dalla città, ma quando ritrovano la nonna notano che questa si comporta in modo strano. Semplice demenza senile o qualcosa di ben peggiore?
La regista ha dichiarato di essersi ispirata a una visita alla propria nonna che soffriva di Alzheimer (malattia sempre più diffusa fra gli over-65), in una casa con tante stanze piene di cianfrusaglie. La paura che scaturisce così da “Relic” non è tanto quella di un mostro, quanto quella del declino fisico e della morte, nonché la paura della frattura generazionale in famiglia fra giovani e vecchi, che la modernità ha reso più traumatica. Ispirandosi allo stile degli horror giapponesi e spagnoli, dove le case nascondono incubi ancestrali nei loro labirinti, più che essere assediate da pericoli esterni, la James stringe le sue tre protagoniste - tre stagioni dell’età della stessa donna - in un abbraccio insieme affettuoso e inquietante, che è anche una riflessione sulla solitudine e il coraggio femminile.
Il mondo della regia del cinema fantastico è sempre più donna, e se la James arriva dall’Australia di Jennifer Kent (“Babadook”), e Science+Fiction aveva già lanciato nel 2014 Leigh Janiak (“Honeymoon”), ecco in questa edizione la sorpresa “Jumbo” della francese Zoé Wittock, film applaudito al festival di Neuchâtel e online oggi alle 17.30. Si tratta della storia di un amore insieme sentimentale e carnale tra una timida ragazza, Jeanne (Noémie Merlant, l’appassionata pittrice di “Ritratto di una giovane in fiamme”), e la giostra di un parco di divertimenti di provincia. Jeanne, che lavora alle pulizie del luna-park e passa le giornate in casa con la madre giovanilista e svalvolata, guarda l’aggeggio meccanico prima con sguardo curioso, poi sempre più malizioso, e infine si lascia trasportare dalla passione dei sensi. Se la figura della romantica inserviente ricorda la Sally Hawkins de “La forma dell’acqua” di Del Toro, invece gli incontri tra la donna e la macchina, raccontati con fare sognante e allucinato, sembrano alludere alle analoghe situazioni sensuali di “Under the Skin” di Glazer con l’aliena Scarlett Johansson.
Ricorda invece “Inception” il visionario “Coma” di Nikita Argunov (online dalle 20), fantascienza russa lisergica tra mondi paralleli, dove le leggi della fisica svaniscono. Protagonista un giovane e talentuoso architetto, che si risveglia dopo un terribile incidente in uno strano mondo distopico, pieno dei ricordi di tutti i pazienti in coma. Proprio come la memoria umana, questo mondo è frammentato, caotico e instabile. Qui calotte di ghiaccio, fiumi e città possono esistere nello spazio di una singola stanza, e le leggi della fisica non sono più immutabili. —
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