Rinasce la stanza di Mušič

A Palazzo Fortuny di Venezia ricostruita la camera affrescata a Zurigo nel 1950

Il silenzio come dimensione della memoria, come cura al dolore, come assoluto che tutto avvolge, allontana, alleggerisce e rende eterno: è questa la dimensione più profonda della pittura di Zoran Mušič che tra la fine della guerra e i primi anni ’50 va precisandosi e costruendo un universo pittorico inconfondibile. Un silenzio assoluto che sembra calare come polvere, come una coltre di nebbia su tutte le cose, un silenzio, quello che il pittore di Boccavizza fissa nelle sue tele, che arriva da distanze siderali, dalle profondità dell’anima, dalle stanze segrete della mente a cui l’artista affida l’indicibile: l’orrore senza nome dei morti visti a migliaia nel campo di concentramento di Dachau dove fu rinchiuso nel novembre del 1944. Questa nuova dimensione pittorica di Mušič, che è cifra compositiva oltre che cromatica, si fa “linguaggio” proprio negli anni post bellici, quelli del ritorno alla vita dopo le sofferenze dell’esilio e del campo di concentramento, anni in cui l’artista si sposta tra Gorizia e l’Istria per poi approdare nella solare e tanto agognata Venezia. A questi anni straordinari Palazzo Fortuny a Venezia ha dedicato la mostra “La stanza di Zurigo. Omaggio a Zoran Mušič” che resterà aperta sino al 23 luglio. Oltre ad un’ampia selezione di opere realizzate tra il 1947 e il 1953, provenienti da collezioni private e dall’archivio dell’artista, con soggetti veneziani, paesaggi italiani, ritratti della moglie Ida e motivi dalmati, cuore della mostra è la straordinaria “ricostruzione” della stanza commissionata dalle sorelle Charlotte e Nelly Dornacher di Zurigo, che Mušič decorò integralmente.

«La ricostituzione di questa stanza che dà il nome alla mostra - spiega la curatrice, Daniela Ferretti – è assolutamente eccezionale, frutto di un'impresa realizzata dal cognato di Zoran Mušič, Paolo Cadorin, che è stato “l'anima” della stanza fin dalla sua nascita. Bisogna ricordare che nell'immediato dopoguerra Paolo Cadorin aveva aperto un suo studio di restauro proprio a Zurigo e attraverso varie conoscenze aveva incontrato le sorelle Dornacher. Proprio in occasione di un viaggio a Venezia e di una visita allo studio di Music (che all’epoca si trovava nella soffitta di palazzo Pisani, l’attuale Conservatorio di Venezia) si creò l’aggancio per l’incarico in Svizzera. Le sperimentazioni di decorazione muraria fatte da Mušič nel suo studio veneziano, visibili in mostra, che introducono i motivi chiave del suo vocabolario pittorico in formazione, si ritroveranno tutte nella stanza di Zurigo». Le sorelle Dornacher restano talmente colpite dalla pittura di Mušič, i cui affreschi ricordano le tombe etrusche e bizantine, che gli danno carta bianca: dovrà realizzare una piccola stanza “segreta” per le riunioni conviviali nella loro villa. Una sfida che Music coglie al volo. È il 1950, un anno fondamentale, in cui l’artista vince il premio Gualino alla Biennale di Venezia. Realizzare quella stanza per Music è misurarsi finalmente con un’opera d’arte totale: non dovrà solo cimentarsi con l’integrale decorazione delle pareti e del soffitto, ma anche con i decori delle tende, delle tovaglie, con la scelta dei mobili e dell’illuminazione. Tutta l’iconografia dell’artista entra così nella stanza di Zurigo: dai cavallini tanto amati da Mušič ai motivi dalmati, dalle vedute di Venezia prospetticamente inserite in finte finestre ai ritratti delle committenti e a quelli della moglie Ida.Ci son voluti dieci anni perché il team di esperti completasse i lavori di strappo e di restauro che hanno portato alla “ricostruzione in remoto” della stanza. «La maggior parte dei dipinti di questo seminterrato – spiega Daniela Ferretti - furono eseguiti dall’artista direttamente sull’intonaco murario di cemento con colori a olio; solo cinque composizioni furono realizzate su tela di lino tesa su supporti fissati al muro. Non è stato facile intervenire, perché la stanza dopo la morte delle committenti insieme alla villa aveva subito un progressivo decadimento anche a causa di infiltrazioni d’acqua. Solo grazie all’intervento e alla determinazione di Paolo Cadorin è stata recuperata. In qualità di direttore del dipartimento di restauro del Kunstmuseum di Basilea ha guidato un team di restauratori di eccezione che è riuscito a salvare quasi integralmente la stanza, eseguendo lo stacco degli intonaci, il loro trasferimento su pannelli alveolari in alluminio e il recupero delle tele e degli arredi». In mostra anche l’eccezionale serie di disegni preparatori del grande arazzo “Il viaggio di Marco Polo” che Zoran Mušič realizzò nel 1951 per la Sala di soggiorno di prima classe della Motonave Augustus, oggi conservato al Museo della Cantieristica di Monfalcone. Da non perdere in contemporanea sempre a Palazzo Fortuny la mostra dedicata alla collezione Merlini, una straordinaria raccolta d’arte che raccoglie opere del Novecento italiano: dal Realismo sociale all’Astrattismo geometrico, dall’Informale alla pittura Analitica.

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