Sfortunato set per l’effetto Domino di Brian De Palma resta solo lo sguardo



Sono state molteplici le ragioni del successo della New Hollywood, stagione tra le più interessanti del cinema Hollywoodiano. Grande libertà ai giovani autori, budget notevoli per progetti rischiosi e un rinnovamento tematico che portò alla ribalda temi sino ad allora considerati tabù, come l’inquietudine giovanile, la condizione della donna nella società americana, una riflessione critica su guerra e minoranze etniche. Scorsese, Coppola, De Palma, solo per citarne alcuni, autori capaci di rinnovare i generi cinematografici, diventarono veri e propri autori, come in Europa, ottenendo il completo controllo sui propri film. Tra loro il più hitchcockiano di tutti è stato Brian De Palma, maestro del thriller e della tensione, una filmografia sconfinata e tanti capolavori, da “Omicidio a luci rosse” a “Gli Intoccabili”, da “Carrie-Lo sguardo di Satana” a “Carlito’s Way”. Era dal 2012 che non si vedeva sul grande schermo e già durante le riprese il suo “Domino” aveva destato grande curiosità.

Crime thriller a basso budget, ambientato e prodotto in Europa, mette al centro dell’azione Christian, un poliziotto dell’Unità crimini speciali di Copenaghen che ha visto morire il suo partner per mano di un misterioso uomo chiamato Imran, presumibilmente affiliato a una cellula dell’Isis. In un mondo sconvolto dal terrore e dal sospetto, Christian e Alex, una poliziotta dello stesso distretto, si imbarcano in una caccia all’uomo di carattere internazionale.

L’Isis e la Cia, un intrigo sordido e una disperata corsa contro il tempo. Gli ingredienti c’erano tutti, e soprattutto c’era De Palma, che nei primi venti minuti lo mette subito in chiaro, omaggiando “Vertigo”, grazie a uno spericolato inseguimento. Ed è ancora una volta lo sguardo di De Palma il punto di forza del film: inconfondibili movimenti di macchina, soggettive e ardite zoommate. L’autore si riconosce, nonostante i tanti problemi produttivi che la pellicola, sfortunatamente, ha dovuto affrontare. Lo stesso regista ha preso le distanze dal progetto, che paga una modesta sceneggiatura, una produzione burrascosa, numerosi problemi di budget e una serie di incomprensibili tagli in fase di montaggio. Peccato, perché le premesse narrative c’erano tutte, come l’attenzione allo sguardo, fulcro della poetica depalmiana, come un tempo del suo maestro Hitchcock. Lo sguardo dello spettatore, dell’assassino e della vittima, con terroristi ossessionati dall’idea che le loro azioni siano immediatamente visibili su internet.

Peccato anche per i temi, gli stessi affrontati nel film Leone d’Oro a Venezia “Redacted”, e per le tante citazioni, come quella a “Femme Fatale”, con tanto di terroristi che trasmettono live da un festival di cinema.

Tutto alla maniera di De Palma, che dà l’idea di essere stato abbandonato a se stesso. Brian De Palma lo ha disconosciuto definendolo “un’esperienza orribile”. Gli appassionati cercheranno comunque lo sguardo di De Palma tra le macerie, e lo troveranno, negli arditi virtuosismi tecnici, nelle telecamere e nei droni. Nelle tante auto-citazioni, persino quelle a “Vestito per uccidere” e a “Omicidio in diretta”. Nella speranza che il maestro riesca a portare a termine l’horror ispirato al caso Weinstein e che torni ai suoi fasti. —

Domino di Brian De Palma

con Guy Pearce, Nikolaj Coster-Waldau, Carice van Houten

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