Sommariva e quelle figure che mancano, tracce di memoria

Fluide pennellate, colori dilatati nello spazio, piccoli frammenti di materia condensati sulla tela accolgono il fruitore alla personale di Donatella Sommariva alla Galleria Econtemporary in via Crispi 28 a Trieste. La mostra, visitabile anche online, rimarrà aperta fino al 19 dicembre.
Rarefazione è il termine che con maggior esattezza declina i quadri in mostra in un segmento che colloca le opere in un evidente racconto romantico. La pittura della Sommariva è altamente evocativa e prende corpo nell’interazione con l’osservatore. Non vi è una scandita direzione del disegno, dell’iconografia quale immagine chiara, pulita, premeditata, proprio per questo, nello stendere i colori, la pittrice delinea paesaggi che risultano espressivi ed evocativi.
La mancanza di figure non diviene assenza ma ricordo, memoria, sogno in una rimembranza antica in cui alberi, cascate, nuvole, temporali, tramonti, sono i protagonisti di un viaggio dell’immaginario. L’artista trasferisce sulla tela la sua personale interpretazione della natura in un dialogo intimista tra bellezza e sogno. “La pittura – scriveva il grande protagonista dell’impressionismo francese Edgar Degas - è innanzitutto un prodotto dell’immaginazione, non deve mai essere una copia. L’aria che si vede nei quadri non è respirabile”.
Donatella Sommariva che vive e lavora in Lombardia nasce come stilista di accessori, poi, l’amore per l’arte la porta a frequentare scuole di pittura e corsi di disegno orientati verso una tecnica classica. Con il tempo il suo stile si va man mano delineando quale astrattismo informale con rimandi al romanticismo. Il passato racchiude il fascino del tempo che la pittrice decide di indagare, la sua ricerca estetica è tesa all’armonia, all’assenza di contorni per sottrazione, all’esplorazione che diviene percorso spirituale. La pittura materica, le campiture corpose, la ricerca della luce compongono il dettato narrativo del paesaggio, l’ocra, il verde, l’amaranto, il bronzo, l’arancio divengono figure sottintese.
Negli spazi della galleria in mostra una ventina di quadri, tutti olio su tela di lino, attraggono i luoghi dello sguardo; l’artista nel suo creare sceglie supporti che rimandino a un passato, che abbiano una storia per dipingervi un racconto. “Spesso leggendo un libro – raccontava Pablo Picasso - si sente che l’autore avrebbe preferito dipingere piuttosto che scrivere, si può percepire il piacere che deriva dal descrivere un paesaggio o una persona, come se stesse dipingendo quello che sta dicendo, perché nel profondo del suo cuore egli avrebbe preferito usare pennelli e colori”. —
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