La Contrada festeggia 50 anni di teatro a Trieste
Il 22 aprile del 1976 vedeva la luce il gruppo di recitazione: celebrazioni al via con una mostra al museo Schmidl

Il 22 aprile il Teatro la Contrada taglierà il traguardo dei suoi primi cinquant’anni di storia, guardando al futuro. E sarà l’occasione per festeggiare a settembre anche il novantesimo compleanno della sua fondatrice e anima instancabile, Ariella Reggio, per commemorare il ventennale della scomparsa di Orazio Bobbio, motore della nascita del teatro, e i vent'anni come responsabile di Livia Amabilino che ne ha raccolto il testimone. Ad aprire ufficialmente le celebrazioni sarà, mercoledì prossimo, alle 18, al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, proprio nel giorno in cui il Teatro Stabile della città soffia sulle candeline, l’inaugurazione della mostra multimediale “La Contrada: 50 anni e oltre”.
Nata da un’idea di Livia Amabilino e curata da Mario Bobbio e Andrea Stanisci, è ben lontana dall’essere una semplice rassegna commemorativa e si configura invece come un percorso vivo. L’iniziativa, realizzata in co-organizzazione con il Comune di Trieste, Assessorato Politiche della Cultura e del Turismo e sotto la supervisione di Stefano Bianchi, sarà visitabile, ad ingresso gratuito, fino a settembre a Palazzo Gopcevich. «Il cuore tecnologico dell’allestimento – spiega Amabilino - è rappresentato da un apparato di ledwall e totem interattivi che proiettano una selezione di oltre 1500 testimonianze digitalizzate, offrendo un’esperienza immersiva tra fotografie e video d’archivio di oltre 500 spettacoli prodotti. Con le grafiche di Mario Bobbio e i video di Maurizio Bressan, e grazie alla collaborazione di Videoest e TV-Koper, la mostra trasforma Palazzo Gopcevich in un piccolo palcoscenico aperto, dove la storia della Contrada si conferma essere, prima di tutto, una storia ancora in divenire».
Il percorso espositivo non è cronologico, spiega Amabilino, bensì si snoda attraverso sezioni tematiche: «Guidano il visitatore dalle origini orientate orgogliosamente al teatro ragazzi, in quell'epoca fucina di sperimentazione, a cominciare da “Un teatrino, due carabinieri, tre pulcinella e uno spazzino” di Lele Luzzati e Tonino Conte, fino alle fortunate produzioni in dialetto triestino che hanno segnato un’epoca, come “A casa tra un poco” di Roberto Damiani e Claudio Grisacich, “Marcovaldo”, di Sergio Liberovici da Calvino nel ‘77. E “Due paia di calze di seta di Vienna” di Carpinteri e Faraguna, del 1986». Tra le numerose attività che animeranno la città in questo periodo di festa, si terrà a settembre una serie di incontri e convegni in collaborazione con LET’S dedicati proprio ai due autori, realizzati grazie al Bando regionale Creatività.
Nella mostra il racconto approda poi alle sfide produttive di respiro nazional a cui la Contrada si è aperta in particolare negli ultimi 20 anni, anche se già negli anni ‘90, con Orazio Bobbio, c’era stata questa impostazione, con grandi interpreti, soprattutto a partire dal grande successo de “Le sorelle materassi”: «Come centro di produzione abbiamo implementato questa attitudine - dice Amabilino - con tutta una serie di nomi nazionali importanti, perseguendo sia la drammaturgia contemporanea sia i classici, ma anche la commedia. Centinaia di spettacoli hanno portato il nome di Trieste in tutta Italia, con attori come Cochi Ponzoni, Lauretta Masiero, Isa Barzizza, Paolo Ferrari, Piero Mazzarella, Roberto Herlitzka, Johnny Dorelli, Antonio Salines, Anna Galiena a Tullio Solenghi. Innumerevoli artisti hanno collaborato con noi in cinquant'anni di tournée, basti pensare ai più recenti “La Bisbetica Domata” con Amanda Sandrelli, “The Other Side” con Elisabetta Pozzi e Gigio Alberti, “Pazza” con Vanessa Gravina e il suggestivo “Un Sogno a Istanbul” con Maddalena Crippa».
E prosegue il fortunato filone della drammaturgia il dialetto triestino: «Lo percorriamo sia in campo comico sia drammatico, da punti di vista come quello di Alessandro Fullin, con la sua comicità molto contemporanea e pop, sino alla “Nona”, più grottesco». Anche nel settore per l’infanzia è in continuo “movimento”: «Siamo partiti da un teatro d’attore, che è sempre stata una nostra caratterizzazione - dice - per poi sperimentare in particolare anche il teatro di figura, come nel recentissimo “Brutto Anatroccolo”, spettacolo basato su pupazzi e musica, anche contemporanea, composta da Enza De Rose. E un altro discorso a parte merita, dal 2018, il percorso realizzato con Le residenze artistiche che hanno visto protagonisti nazionali e internazionali come Alessandro Sciarroni, Marco D'Agostin o Chiara Bersani». —
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