Telmo Pievani: «Distruggendo l’ambiente favoriamo il salto dei virus all’uomo»

L’evoluzionista e divulgatore oggi racconterà al pubblico la nostra “specie smemorata” in piazza della Repubblica



È difficile compiere una selezione nell’intenso programma odierno di Geografie a Monfalcone, che propone tre appuntamenti di spicco. Il primo è alle 16, con l’evoluzionista e divulgatore scientifico Telmo Pievani che in piazza della Repubblica (in caso di maltempo al teatro) affronterà il tema “Quel senso di fine del mondo: Homo Sapiens, la specie smemorata”; alle 18, sempre in piazza della Repubblica (se piove, nella sala del Consiglio del palazzo comunale) lo scrittore Marcello Fois affronterà il tema “Nel cuore dell’origine”. Infine, alle 21, al teatro Comunale, è in programma un appuntamento con i giallisti Veit Heinichen e Massimo Carlotto. Pievani è uno degli ospiti più attesi alla kermesse monfalconese.

Perché siamo una “specie smemorata”?

«Perché siamo sopravvissuti a tante pandemie nel passato, ma è come se ci fossimo dimenticati delle cause che le generano. Naturalmente, è un titolo provocatorio».

Quali sono queste cause?

«Distruggendo l’ambiente in cui vivono gli animali, che sono i portatori di questi virus, favoriamo il contatto e il salto di specie tra gli stessi animali e l’uomo. Quindi, vediamo di non dimenticare il tema ecologico di fondo che c’è dietro la pandemia: se la ricerca scientifica è andata molto avanti, siamo diventati un ospite ancora più ideale per i virus».

Le norme anti Covid sono troppo restrittive?

«Il problema non è l'esagerazione nelle norme di contenimento e ciò è dimostrato da una comparazione con altri Paesi più liberali di noi (Stati Uniti, Brasile o Gran Bretagna) che oggi più di noi sono in difficoltà. Abbiamo fatto bene a essere rigorosi, ma quando si danno delle regole dovrebbero essere chiare, coerenti e così non è sempre stato: a volte si sono rivelate troppo rigide, altre volte troppo poco».

Ha trovato contraddizioni tra i medici?

«Sì e la comunità scientifica dovrebbe fare autocritica, soprattutto perché ha sottovalutato la comunicazione. Gli scienziati a comunicare non sono abituati e quindi di errori ne hanno commessi».

Quali, per esempio?

«Pensare che la tv sia l'equivalente di un dibattito scientifico. Inoltre, gli scienziati si sono lanciati in previsioni, ipotesi, quando un “non lo so”, un “stiamo cercando di capire” sarebbe stato più apprezzabile»

Il Covid ha evidenziato la carenza o la qualità del tessuto sanitario?

«Siamo messi meglio di altri Paesi, perché abbiamo un sistema sanitario nazionale che è stato anche in questo caso un ombrello decisivo. Ci sono state delle differenze tra regioni che sono emerse, ma preferisco un discorso su base nazionale. Sono bergamasco e la situazione l'ho vissuta da vicino, ma è stata una pandemia nuova e nessuno all'inizio capiva bene cosa stesse succedendo. Una parte della tragedia si lega proprio al rischio di collasso del sistema territoriale, quando tutti andavano direttamente al pronto soccorso. Se ci fossero stati medici di famiglia con strumenti giusti le conseguenze non sarebbero state così gravi».

E la scienza ha evidenziato lacune?

«No, si è trovata impreparata (come, peraltro, anche i nostri sistemi immunitari), ma davvero non ha responsabilità. Non si può pretendere che sia troppo veloce: deve avere il tempo di comprendere e di sperimentare. È normale voler subito risposte, ma non sempre è possibile. E ora si vorrebbe il vaccino in tempi rapidi...».

Quando arriverà?

«Sembra che la sua prima distribuzione avvenga a inizio anno; e anche in questo caso, la medicina italiana è eccezionale. Da noi non sarebbe mai successo quello che è accaduto in Inghilterra, con il proposito iniziale dell’immunità di gregge spontanea: fare in modo che in tanti si ammalino per salvare gli altri».

Al vaccino saremmo obbligati?

«Direi di no, anche se sono per l’obbligo vaccinale. L’ideale, comunque, sarebbe non imporlo: vorrebbe dire che un senso di responsabilità notevole dei cittadini renderebbe tale obbligo inutile». —

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