“The Guilty”, il thriller telefonico è da premio

TORINO. Sbagliato pensare che un film ultra minimalista come “The Guilty”, thriller telefonico a firma del regista danese Gustav Möller, manchi di suspence. Tutt’altro. L’ora e mezzo del film che ha...

TORINO. Sbagliato pensare che un film ultra minimalista come “The Guilty”, thriller telefonico a firma del regista danese Gustav Möller, manchi di suspence. Tutt’altro. L’ora e mezzo del film che ha vinto al Sundance e a Rotterdam ed è in concorso al Torino Film Festival, passa in fretta nonostante il lavoro metta in scena in tempo reale un solo interprete, quasi sempre in primo piano, e perennemente al telefono. Protagonista del film, che sarà nelle sale italiane con Movie Inspired, Asger Holm (Jakob Cedergren), giovane agente di polizia confinato al quel numero d’emergenza, che gli sta evidentemente stretto, insieme a quegli agenti non operativi, da ufficio, che forse dentro di sé disprezza.

Quella che sembra una serata come tante, vissuta tra telefonate di chi è stato rapinato dalla prostituta caricata in auto o da chi è semplicemente caduto dalla bicicletta, arriva quella misteriosa di una donna rapita da un uomo (si scoprirà, solo dopo, il suo ex marito), una chiamata piena di terrore. Asger Holm mostra una passione inedita nel risolvere questo caso, il poliziotto si lega subito a questa donna in pericolo che forse sta per essere uccisa da un momento all'altro. Mille le telefonate, ricevute e fatte, dall’agente tra le quali quella con la tenera e indifesa figlia bambina della coppia lasciata sola in casa insieme al fratellino neonato. «L’idea originale del film - spiega il regista - mi fu ispirata da una telefonata reale, effettuata al 911, da una donna che era stata sequestrata. Anche se avevo ascoltato solo una registrazione mi era sembrato di potere vedere le immagini. Così perché non fare un film che dia a ogni singolo spettatore le sue immagini». —

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