Il Compasso d’Oro 2026 allo studio triestino TassinariVetta

Lo studio triestino (che ha anche disegnato il logo del nostro gruppo editoriale, Nem) è stato premiato per l’identità visiva della storica rivista Casabella, giudicata contemporanea e coerente con i quasi 100 anni di vita della testata. Tassinari: «Alla base c’è un disegno culturale tradotto poi sul piano editoriale»

Marianna Accerboni
L’architetto Paolo Tassinari con i numeri di Casabella
L’architetto Paolo Tassinari con i numeri di Casabella

Per la seconda volta lo studio triestino TassinariVetta, specializzato nello sviluppo di progetti d’identità visiva, editoriali e di grafica ambientale (tra i suoi lavori anche il disegno del logo del gruppo editoriale Nem, che edita Il Piccolo) ha ricevuto il prestigioso Compasso d’oro, premio fondato nel 1954 dal grande architetto e designer Gio Ponti per mettere in evidenza il valore e la qualità della cultura del design italiano: nel 2011 accadde perché lo studio aveva curato l’identità visiva e la comunicazione dell’importante rassegna internazionale Napoli Teatro Festival Italia; in questi giorni invece, è stato premiato per il progetto grafico delle annate 2024 – 25 di “Casabella”, storica rivista di architettura, autorevole a livello mondiale, fondata nel 1928, diretta da Francesco Dal Co e pubblicata dal Gruppo Mondadori.

«Si tratta in ambedue i casi – ricorda Paolo Tassinari, fondatore dello studio con Pierpaolo Vetta all’inizio degli anni Ottanta e oggi suo direttore – di progetti articolati e complessi. Il festival napoletano condensava in un mese il lavoro organizzativo di un anno; la complessità di “Casabella” è intrinseca al fatto che si tratta di una rivista avviata verso i cent’anni di vita e i mille numeri, che è innanzitutto un progetto culturale, si traduce in un progetto editoriale e conseguentemente si sviluppa in un progetto grafico»

Alla rivista - diretta in passato da architetti di grande prestigio quali per esempio Mendini e Gregotti, Giuseppe Pagano, originario di Parenzo, ed Ernesto Nathan Roger, triestino, - e allo studio TassinariVetta l’ambito riconoscimento è stato conferito durante la cerimonia svoltasi nei giorni scorsi all’ADI Design Museum di Milano. In tale contesto sono stati evidenziati il ruolo e la progettualità di “Casabella”, che si riflettono anche nell’approccio alle 21 copertine premiate. Essenziali ed incisive, stampate su progetto di Paolo Tassinari con il suo team nello studio TassinariVetta, rappresentano una ricerca nel mondo del “lettering”, cioè dell’arte e della tecnica di disegnare le lettere “su misura”, e in quello dell’“architettura tipografica”., temi abituali di ricerca dello studio. TassinariVetta progetta la grafica della rivista ininterrottamente dal 1996, declinandone la veste nel corso degli anni a partire dalla scelta fatta dalla direzione di riprendere l’inusuale formato di 28x31 centimetri, già adottato nel periodo tra il 1934 e il 1965.

Motivazione del premio è il fatto che «funzioni grafiche e funzioni editoriali si fondono in una sintesi progettuale che dialoga con le memorie della grafica modernista e di avanguardia, riconsegnandoci un prodotto contemporaneo e coerente con la storia di una testata della storia del mondo del progetto».

E così “Casabella” e lo studio triestino fanno parte della Collezione permanente del Compasso d’Oro, affiancando le oltre 2.500 opere di grande prestigio conservate all’ADI Design Museum di Milano, che permettono di comprendere il ruolo avuto dal design nell’evoluzione della società italiana dagli anni Cinquanta a oggi e l’influenza esercitata sulla cultura internazionale.

«Lo studio, che lavora prevalentemente sul design per la cultura, su identità visiva, allestimenti museali e comunicazione per eventi culturali, è radicato a Trieste – spiega Tassinari – e lavora in ambito nazionale e internazionale. Seguiamo alcuni progetti in Europa, abbiamo realizzato qualche progetto in Oriente, essenzialmente lavoriamo in Italia, a Milano, Venezia, Brescia ma anche a Trieste. Attualmente siamo impegnati su alcuni importanti progetti a Roma, mentre abbiamo inaugurato alcuni mesi fa il nuovo museo della Sonnabend Collection a Mantova».

I progetti seguiti nel tempo sono così numerosi che scegliere il preferito è praticamente impossibile. «Quale mi ha inorgoglito di più? Sempre l’ultimo – sorride Tassinari -, quello che hai sul tavolo al momento. Poi ci sono quelli più vivi, ricchi e interessanti come il progetto che abbiamo in corso da alcuni anni per il VIVE - Vittoriano e di Palazzo Venezia a Roma, museo autonomo del Ministero della Cultura per cui curiamo identità visiva, comunicazione e alcuni allestimenti. Una situazione articolata in cui convivono gli aspetti culturali – museali ed espositivi – con quelli istituzionali. Possiamo ormai dire che è una caratteristica dello studio il saper affrontare la complessità. Un altro progetto a cui siamo affezionati è quello per l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, per cui curiamo da alcuni anni la grafica».

Inevitabile poi chiedersi come, in tempi di AI, una rivista di carta, che potrebbe sembrare “superata”, in realtà resista così bene. «Dipende dalla rivista - riflette Tassinari - : Casabella regge bene perché è frutto di un progetto culturale, non di un intervento di AI, e ha dei contenuti che sono unici, costruiti, frutto di un lavoro impegnativo, costruiti sotto la guida del direttore. Ciò non esclude che l’AI possa essere usata per dei moduli di lavoro. Stanno su due piani diversi: l’AI è uno strumento, la rivista è il risultato che deriva da scelte, ricerca storica e critica».

Ma la comunicazione visiva e il fare architettura come si sono orientate negli ultimi anni?

«Sono due campi che vengono accomunati ma in realtà sono distinti e si muovono con regole diverse. La progettazione grafica – riflette Tassinari, assessore alla cultura del Comune di Trieste tra il 2014 e il 2016 e docente di Comunicazione visiva alla Sissa -, gode ora di un successo corrispondente all’importanza assunta dalla comunicazione visiva nella società attuale. Il nodo sta nelle ragioni che guidano le scelte di progetto e spesso fanno la differenza tra uno di successo e uno mediocre. In tal senso possiamo affermare che il progetto per Casabella rappresenta sicuramente un esempio significativo».

 

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