I colori del Caso negli scatti di George Tatge

In mostra dal 22 maggio in Porto vecchio oltre 60 lavori del fotografo nato in Turchia e celebrato in tutto il mondo

Marianna Accerboni
Magazzino rottami, ’14 (Calenzano, FI) di George Tatge
Magazzino rottami, ’14 (Calenzano, FI) di George Tatge

Compaiono tracce e motivi ispiratori che conducono a Trieste, nella mostra del grande fotografo internazionale George Tatge, che s’inaugura venerdì 22 maggio alle 18, alla presenza del maestro, nella la Sala Nathan del Magazzino 26 in Porto Vecchio. Evento espositivo a ingresso gratuito, promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune, in cui s’intrecciano personalità di alto rilievo come il curatore Carlo Sisi, storico dell’arte tra i massimi esperti di arte italiana e straniera dell’Ottocento, cui si deve anche il catalogo (Giunti editore) disponibile online; e David Battistella, regista multidisciplinare italo-canadese, ma anche scrittore, produttore e attore, che firma un delicato e profondo video che testimonia in mostra la creatività di Tatge attraverso un itinerario/intervista, girato tra Livorno e la Toscana, in cui il fotografo svela se stesso, permettendo alla macchina da presa di seguirlo nei suoi rituali silenziosi intorno al suo banco ottico Deardorff, che lo accompagna dal suo arrivo in Italia nel ‘73, sottolineando i meccanismi di una sorta di omaggio alla lentezza e alla precisione in un’epoca di immagini digitali effimere.

Via Maestri di Lavoro, ’12 (Trieste)
Via Maestri di Lavoro, ’12 (Trieste)

Il titolo della rassegna è “Il colore del Caso” perché «il Caso è uno degli aspetti più originali e unici della fotografia e quindi è giusto giocarci», afferma Tatge, che ha esposto in sedi di prestigio, tra cui la Biennale e il Museo Guggenheim di Venezia e il MAXXI di Roma, e le cui opere appartengono a importanti collezioni come quella del Metropolitan Museum di New York.

Organizzata dalla casa editrice Magonza specializzata in arte e fotografia contemporanea, la mostra svela, attraverso oltre 60 opere di grande formato dell’artista - già celebre per i suoi bianchi e neri graficamente possenti - la sua conversione al colore, viaggio interiore iniziato proprio tra le strade di Trieste e ispirato da una visita a una mostra parigina del grande pittore simbolista Odilon Redon, compiuta con la madre, italiana mentre il padre era americano, nell’ultimo viaggio di lei dagli Stati Uniti in Europa.

Nato a Istanbul nel 1951, libero cittadino del mondo, George trascorse l'adolescenza tra l'Europa e il Medio Oriente prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Laureato in letteratura inglese, iniziò a studiare fotografia con l'ungherese Michael Simon. E fu proprio a Trieste che, dopo essersi espresso a lungo in bianco e nero, realizzò le prime fotografie a colori, colpito per esempio dalla metafisicità di via Maestri del Lavoro o dalle trame rugginose delle finestre del Museo Revoltella. O ispirato da un edificio razionalista di pregio nella zona di Campo Marzio tra via Hermet e via Murat. Perchè forse, per far sbocciare una nuova idea, non c’è “tabula rasa” migliore di un “non luogo”, come il grande scrittore e commediografo austriaco Hermann Bahr definiva Trieste nel suo libro “Viaggio in Dalmazia”.

«Ero stato invitato a Trieste dall'elegante editore Simone Volpato – ricorda Tatge - a partecipare a un libro d'artista su Scipio Slataper. Così ho iniziato a vagare per queste strade stupende. L'albero della Principessa, nome scientifico paulownia tomentosa, l'ho trovato in fondo a un vicolo, non mi ricordo dove. E poi la finestra del Museo Revoltella. Non sapevo che fosse stata disegnata da Carlo Scarpa! Ma ogni pannello sembrava un'opera d'arte astratta. In entrambi i casi erano i colori a colpirmi: quelli delicati dell'albero e le variazioni del colore ruggine della finestra. In via Maestri del Lavoro il palazzo in primo piano, con la vite rossa che sta coprendo la struttura proiettata verso i palazzi moderni, sembra quasi minacciarli che arriverà anche da loro, prima o poi! In mostra ci sono molte immagini in cui la natura si impossessa dell'opera dell'uomo».

E saranno proprio gli scatti dedicati a Trieste, ad accogliere il pubblico all’inizio delle sei tappe tematiche che compongono l’esposizione, seguito da una selezione di “Recinti" focalizzati sul rigore della forma e da "Apparizioni", istanti in cui luoghi comuni manifestano presenze illogiche e ironiche. E dalle sezioni "Superfici", esplorazione tattile e lenta della luce, della consistenza e della materia, dove il dettaglio diventa universo da decifrare, e "Vegetazione", che segna un momento di riflessione critica in cui il caos naturale denuncia l'impatto drammatico dell'uomo sull'ambiente.

Il percorso si conclude con le sezioni "Metaspazi", dove la poetica metafisica di Tatge si riveste di nuove tonalità senza perdere il rigore compositivo e in cui si alternano visioni di Livorno, Torino e Trieste; e "Colore" inteso come materia viva, incarnata in cumuli di tessuti industriali dalle forme vi-tali e sospese.

Bomba rosa, ’15 (Livorno)
Bomba rosa, ’15 (Livorno)

Trieste, che nel 2010 lo ha già insignito del Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia, diventa così il palcoscenico ideale per questa rassegna che, come sottolinea Sisi, trasforma la fotografia da semplice documento a pura metafora poetica, capace di dare dignità e maestà anche al più semplice oggetto disseminato nel paesaggio urbano. «Trieste – conclude George – è stata anche il primo luogo che ho fotografato nel 1988, appena diventato direttore della Fotografia alla Fratelli Alinari di Firenze (realtà riportata per altro in auge a suo tempo dal triestino Claudo de Polo, ndr). Trieste, nuovissima città antica, dove ho lavorato sul rione di Cittavecchia. Nel 2009 ho esposto la mostra Presenze, paesaggi italiani al Palazzo Gopcevich. Sono tante, quindi, le esperienze e i ricordi che mi legano a questo luogo. Per non dimenticare Italo Svevo, uno dei miei autori preferiti!».

La mostra rimarrà aperta fino al 12 giugno. Per informazioni triestecultura.it

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